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«Biglietti più cari e meno voli»: il caro-cherosene scuote il traffico aereo
© Shutterstock - Ticinonews
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Redazione
4 ore fa
Guerra in Iran e stretto di Hormuz chiuso: carburante alle stelle e rischio scarsità. L’ex comandante Swiss Roberto Battaglioni: supplementi già introdotti, tagli alle tratte e possibili ripercussioni per tutta l’estate

Il carburante per aerei rischia di scarseggiare e nel frattempo i prezzi al barile sono più che raddoppiati. Questa è una delle tante conseguenze della guerra all'Iran e della chiusura dello stretto di Hormuz. Un'ulteriore incognita che pesa sui collegamenti aerei e che rischia di trasformarsi in una valanga. Ebbene, il carburante rappresenta tra il 25 e il 35% dei costi operativi di ogni compagnia aerea. Un'impennata dei prezzi costringe quindi ad un'immediata reazione, reazione che tendenzialmente sarà poco piacevole. Ne abbiamo parlato con l'ex comandante Swiss Roberto Battaglioni.

Supplemento dovuto al cherosene

«La prima cosa che si fa è inserire a corto termine un supplemento dovuto al cherosene. Ma questo è già in atto», ci dice Battaglioni, precisando che anche Swiss ha già annunciato l’aumento in questo senso. «A medio termine, se la situazione dovesse restare immutata, bisognerebbe rivedere il prezzo del biglietto, che aumenterà sicuramente».  A tutto ciò si aggiungono le chiusure di diverse rotte a causa della guerra in Medio Oriente. «Questo perché Teheran, purtroppo, si trova in mezzo a un nodo importante del traffico del sud-est asiatico, generando quindi delle deviazioni importanti che causano un aumento dei costi». In questo senso va considerato il consumo di carburante, «che va ad aggravare ulteriormente la situazione sul fronte dei costi dei biglietti». A corto termine, le compagnie sono generalmente in grado di assorbire questo andamento. «Ma non tutti lo sono. Ci sono già segnali - anche in Europa e delle compagnie più piccole - che sono già con l'acqua alla gola».

Rinuncia ad alcune tratte e conseguenze

Un'ulteriore conseguenza è la rinuncia ad alcune tratte. La United Airlines ha ad esempio annunciato una riduzione del 5% dei voli programmati. Lufthansa, dal canto suo, sta valutando se lasciare a terra almeno una ventina di velivoli. A venire privilegiate e mantenute saranno dunque le tratte più remunerative. Ad essere molto interessanti, ci spiega sempre Battaglioni, sono in particolare alcuni voli a lungo raggio, il traffico d'affari e i clienti business. «Ma anche in questo caso le frequenze che magari prima erano settimanali si riducono a uno o due voli. C'è quindi un effetto a valanga. Se si riducono le linee e i voli, chiaramente il personale risulta in esubero, ed ecco che bisogna mettere in atto il lavoro ridotto, licenziamenti o stop alle nuove assunzioni».

Un ritorno alla normalità è ipotizzabile?

Volendo peccare di ottimismo: se la situazione dovesse risolversi in breve tempo, sarebbe possibile sperare in un celere ritorno alla normalità? «Per quanto concerne le nostre compagnie aeree, quindi europee che non sono state direttamente attaccate a livello di infrastrutture, il ritorno potrebbe essere relativamente veloce. La vedo invece un po' più dura per le compagnie del Golfo, che hanno grandi fette di mercato - soprattutto anche in Europa -, perché sono stati attaccati proprio nelle infrastrutture, sia aeroporti sia aerei a terra. Il Qatar ha infatti spostato diversi aerei in un in una zona desertica in Spagna. Ci vuole quindi tempo prima di rimettere in sesto questo traffico. Ritengo che ci saranno delle perturbazioni per tutta l'estate».