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Svizzera
Biden-Putin, via al summit
Screenshot Twitter
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Il presidente russo è atterrato all’aeroporto di Cointrin, dopo aver evitato lo spazio aereo ucraino, ed è stato subito prelevato dal convoglio della sua scorta. Ha raggiunto Biden alla Villa

Vladimir Putin è arrivato a Ginevra, e ha incontrato il suo omologo americano Joe Biden, arrivato nella giornata di ieri. L’aereo del presidente russo, atterrato attorno alle 12:30, dove si è atteso il dispiegamento dell’imponente dispositivo di sicurezza. Putin è sceso quindi velocemente dall’aereo presidenziale per salire a bordo di una delle berline nere del convoglio diretto a Villa La Grange, luogo dove si svolgerà il summit a partire dalle 13. I due saranno inizialmente accompagnati solo dai loro capi della diplomazia, Antony Blinken per gli Stati Uniti e Sergei Lavrov per la Russia. Alla testa del corteo auto e moto della polizia cantonale ginevrina. Nessuna autorità ufficiale era presente sulla pista ad accogliere il presidente russo, poiché Putin aveva fatto sapere di non volere un’accoglienza protocollare.

Screenshot dallo streaming di Ruptly
Screenshot dallo streaming di Ruptly

Evitato lo spazio aereo
Stando a diverse segnalazioni, l’aereo RA-96021 del presidente russo avrebbe accuratamente evitato di sorvolare l’Ucraina per arrivare a destinazione. Ucraina con cui sussitono serie tensioni diplomatiche dal 2014, con il cambio di presidenza a seguito della rivoluzione e la successiva annessione russa della Crimea.

Biden e Putin arrivati a villa, accolti da Parmelin
Il presidente russo Vladimir Putin e, poco dopo, il suo omologo americano Joe Biden sono arrivati poco fa alla Villa La Grange a Ginevra per l’atteso vertice. I due, accolti dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, si sono quindi stretti la mano, poi si sono guardati negli occhi, ma il presidente russo ha subito distolto lo sguardo verso i fotografi. All’entrata di Villa La Grange Parmelin ha affermato che la Svizzera è “felice, in conformità alla sua tradizione di buoni uffici, di favorire il dialogo e la mutua comprensione. Vi auguro un dialogo fruttuoso nell’interesse dei vostri paesi e del mondo”, ha aggiunto. Parmelin si è poi rivolto a Putin e Biden brevemente in russo e in inglese prima di condurli nella villa.

“Spero sia un incontro produttivo”

“Ci sono molte questioni che si sono accumulate, spero che il nostro incontro oggi sia produttivo”, ha detto Putin a Biden prima dell’inizio dei negoziati. “Sempre meglio incontrarsi faccia a faccia”, ha detto Biden a Putin poco prima dell’inizio del vertice che si tiene nella biblioteca della Villa La Grange. I due leader hanno scambiato pochissime parole di circostanza, restando poi a lungo in silenzio. Biden è apparso sorridente e rilassato, Putin più teso e austero. Con loro anche i rispettivi capi della diplomazia, Antony Blinken (con in mano un block note) e Sergei Lavrov.

Tutto il pomeriggio
I colloqui dovrebbero durare almeno quattro-cinque ore. Sia Biden che Putin intendono tornare a casa già in serata. Quello di oggi è il primo vertice tra i presidenti delle due maggiori potenze nucleari da quando Biden è entrato in carica a gennaio. Gli argomenti includono la stabilità strategica nel mondo, il disarmo nucleare, il controllo degli arsenali di armi e i conflitti in Afghanistan, Libia, Siria e la disputa sui programmi nucleari in Iran e Corea del Nord. Biden, aveva dichiarato di voler anche affrontare le violazioni dei diritti umani in Russia.

I temi caldi
La quadra è tutta da trovare. I temi sul tavolo dei negoziati a Ginevra sono tanti: molti rappresentano punti di scontro, ad esempio i diritti umani e il caso Navalny, alcuni invece possono vedere una convergenza d’interessi. E le rispettive delegazioni paiono interessate a concentrarsi proprio su questi. L’antiproliferazione nucleare e il controllo degli armamenti è senz’altro il dossier dove si potrebbe trovare più facilmente un’intesa. Joe Biden ha prolungato il trattato New START (che regola il numero delle testate nucleari di Mosca e Washington) e ha lanciato segnali importanti su possibili passi ulteriori. Il Cremlino ha accolto con soddisfazione (con Donald Trump alla Casa Bianca fu un buco nell’acqua). Qui si potrebbe aprire qualche spiraglio per un nuovo accordo sui missili a media e corta gittata (il defunto INF) e, magari, l’apertura di un tavolo sui super-vettori, le arme ipersoniche di ultima concezione. Mosca, sostengono diversi analisti, è avanti rispetto a Usa e Cina nel loro impiego e non ha pregiudizi a parlarne. Il Cremlino ha fatto capire che Biden e Putin oggi potrebbero dare il là a un percorso negoziale separato sul tema - “non sarà facile” - con indicazioni chiare sul “come e il quando”. Nel campo del controllo degli armamenti l’altro aspetto molto caro al Cremlino è la regolamentazione del cyber-spazio, dove si vuole avviare un processo di de-escalation simile a quanto avvenuto per le armi atomiche negli anni Ottanta del Novecento. Molto spinoso, ma cruciale per Mosca, è poi il tema del fronte occidentale. Ovvero l’Europa dell’Est. Con l’addentellato, naturalmente, del conflitto congelato nel Donbass. L’ingresso nella Nato dell’Ucraina è fumo negli occhi per Putin. E la Bielorussia deve restare nell’area d’influenza russa. La questione è rubricata nella dicitura ‘affari regionali’, ma qui l’intesa sarà molto più dura (per non dire impossibile). A meno che non si resusciti il consiglio Nato-Russia. Si vedrà. Stando alle informazioni della vigilia al vertice Putin e Biden parleranno anche di cooperazione economica, clima, Artico - sono in aumento le frizioni nel profondo nord - e lotta al coronavirus; sarà inoltre riservato spazio per Siria, Libia, Nagorno-Karabakh e l’accordo nucleare iraniano (dove pure ci potrebbero essere sorprese). Un risultato pratico, alla portata del vertice, sarebbe il ritorno nelle capitali dei rispettivi ambasciatori, John Sullivan e Anatoly Antonov, ormai lontani da diversi mesi. Il portavoce di Putin ha assicurato che i presidenti ne discuteranno. L’ultimo capitolo potrebbe essere lo scambio di alcuni detenuti ‘eccellenti’. Si fanno i nomi del pilota russo Konstantin Yaroshenko (condannato per traffico di droga) e degli americani Trevor Reed e Paul Whelan. Ma sul punto - in particolare per Whelan, condannato per spionaggio - ci sarebbero ancora molte distanze da colmare.

Calmy-Rey, un’immagine molto bella di ruolo Svizzera
“Un’immagine molto bella e commovente del ruolo della Svizzera”. Con queste parole l’ex responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri Micheline Calmy-Rey ha descritto il ricevimento dei due capi di stato Joe Biden e Vladimir Putin da parte del presidente della Confederazione Guy Parmelin a Ginevra. Questa immagine del presidente della Confederazione affiancato dai due presidenti delle due potenze mondiali: “Si poteva vedere fisicamente quale possa essere il ruolo della Svizzera”, ha detto oggi Calmy-Rey nello studio della televisione romanda RTS. Inoltre, sullo sfondo vi è la Villa La Grange, ha detto l’ex consigliera federale. Non è un palazzo, niente oro, ma un edificio piuttosto modesto, ha sottolineato. Ciò dimostra anche che la Svizzera, che non è una grande potenza, non rappresenta i propri interessi ma quelli degli altri e della pace. Calmy-Rey è stata ministra degli esteri dal 2003 al 2011 e due volte presidente della Confederazione (nel 2007 e nel 2011).

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