Cerca e trova immobili
Sanità
Berset: "Spesso il Parlamento non ha pensato alla comunità"
Redazione
3 anni fa
Premi di cassa malati: “Troppo spesso il Parlamento ha adottato soluzioni individuali senza pensare alla comunità”. Parola del consigliere federale Alain Berset oggi a Lugano per parlare di sanità. “Occorre un sistema più trasparente”, dice criticando tutte le proposte sul tavolo: dalle riduzioni di prestazioni alla cassa malati unica.

Un tema decisamente caldo e attuale è quello delle casse malati e i relativi aumenti dei premi annunciati per il 2024. Oggi il PS ha infatti organizzato una tavola rotonda sulle sfide che attendono la sanità e ad aprire i lavori c’era il consigliere federale Alain Berset, che ha definito gli aumenti annunciati lo scorso martedì “una stangata”. Ma per il Consiglio federale non si tratta di una sorpresa: a Berna erano già state proposte delle misure per contenere i costi pre pandemici, scontrandosi però con il Parlamento. Durante la sua introduzione alla tavola rotonda Berset si è anche soffermato sulla riduzione delle riserve causata dalle perdite in borsa che pesa sulla prossima stangata. Tuttavia, anche se oggi ci scandalizziamo, il consigliere federale ha voluto ricordare come in passato “abbiamo anche beneficiato di questi aumenti”. Berset riconosce tuttavia il fatto che il sistema dovrebbe “essere maggiormente trasparente, anche se garantisce in ogni caso un’altissima qualità delle cure e questo va mantenuto”. L’incontro con Berset è stata anche un’occasione per fare un bilancio in ambito sanitario.

In questo senso, qual è la sua più grande soddisfazione e quale il più grande rammarico?

“La gestione dei costi è una questione centrale. Durante i miei dodici anni in Consiglio federale, l’aumento medio dei prezzi non è stato così elevato, è un po’ più basso rispetto al periodo precedente. Questa è la prova che possiamo fare qualcosa. Quello che possiamo fare, lo ha mostrato il Consiglio federale. Si è fatto molto per quanto riguarda il prezzo dei medicinali, lo abbiamo abbassato di un miliardo. Abbiamo rivisto le tariffe mediche per 500 milioni. I laboratori, 140 milioni. Abbiamo fatto molte cose. È questa una delle più grandi soddisfazioni: abbiamo dimostrato che non siamo impotenti. L’insoddisfazione, invece, riguarda il non essere riuscito, nel 2018, nel 2019, a convincere il Parlamento che si poteva agire in quel momento per evitare il problema che abbiamo oggi. La situazione era molto più calma e così il Parlamento è rimasto relativamente tranquillo, non ha fatto un granché. Ha indebolito molte proposte. Ha scartato molte proposte di economia sui costi. E adesso arriva la fattura. Non è una sorpresa, ma è triste che si debba passare da queste prove di realtà per comprenderlo”.

Spesso si è detto che Lei non ha fatto abbastanza, così come il fatto che c’è un problema di lobbismo in ambito sanitario a Berna. Lo ritiene un problema? Che cosa si potrebbe fare a riguardo?

“La rappresentazione degli interessi nella politica federale di principio è una buona cosa. È importante che si possa sapere cosa pensa ogni settore perché tutto è interconnesso. Cosa pensano le imprese su questo tema, cosa pensano su quest’altro. Cosa pensano gli ospedali, i cantoni, i medici. Tutto questo è molto importante. Quello che però è mancato è che poi, raccolte tutte queste informazioni, bisogna avere il coraggio di guardare oltre le visioni personali e trovare una soluzione per la comunità. Arroccarsi su interessi diretti e individuali fino in fondo non permette di avviare riforme. Bisogna fare dei compromessi, anche quando dobbiamo rinunciare noi stessi a qualcosa per avere un risultato migliore alla fine. Ecco cosa è mancato. Io non critico la rappresentazione di interessi, perché è positiva, permette di sentire cosa pensa la gente, ma poi a volte bisogna fare un passo più in là e questo è mancato”.

Lei prima ha elencato alcune proposte, come l’aumento delle franchigie o la riduzione delle prestazioni. Quello che ci interessa anche sapere è cosa pensa sulla proposta di una cassa malati unica pubblica, così come sui premi proporzionali al reddito.

“Tutte le proposte emerse, tutte, non affrontano l’aumento dei costi. Se aumentiamo le franchigie, non diminuiamo i costi, aumentiamo solo la parte che bisogna pagare di tasca propria. Se diminuiamo il catalogo delle prestazioni, non riduciamo i costi ma solo la parte presa a carico dall’assicurazione obbligatoria e il resto bisogna metterlo di tasca propria o pagando un’assicurazione complementare. E nemmeno con la cassa malati unica andiamo a toccare la questione dei costi. Organizziamo il sistema, lo rendiamo probabilmente più trasparente ma non possiamo dimenticarci di contenere l’aumento dei costi. In queste ultime settimane  ho notato che, tutto d’un tratto, c’è un grande interesse da parte di tutto lo spettro politico per una cassa unica o per dei premi proporzionali al reddito, vedremo cosa succederà. Ciò sembra mostrare che sempre più gente abbia capito che non si possono lasciare così le cose”.

Domani a Bellinzona ci sarà una manifestazione basata sul concetto di riforma totale del sistema, ovvero che non bisogna intervenire sui costi ma cambiare il sistema. Cosa commenta?

“Se vogliamo colpire i costi ed è questo che vogliamo fare bisogna aumentare al massimo la trasparenza, ma veramente, affinché se ne possa discutere. Bisognerebbe che ci sia come minimo un obbligo per i partner che fissano le tariffe, per tutti coloro che lavorano in questo sistema, di ritrovarsi almeno una volta all’anno per ogni settore specifico, in modo da poter controllare i costi dell’anno passato, discuterne e capire cosa significherà per l’anno seguente. Questa trasparenza potrebbe davvero portare a molto, oggi non c’è. Abbiamo tentato, il Parlamento ha rifiutato. Penso che sia questa la direzione. Non possiamo rivoluzionare il sistema, non si può cambiare tutto. Non bisogna infatti mai dimenticare che questo sistema permette a chi ne ha bisogno di avere accesso a prestazioni di altissima qualità. Questo non deve cambiare”.