
Una donna cinese di 93 anni deve lasciare la Svizzera, nonostante riceva un'assistenza intensiva da parte della figlia. È quanto ha stabilito il Tribunale amministrativo di Berna, secondo cui non sarebbe stata dimostrata in modo sufficiente l'esistenza di un rapporto di dipendenza specifica dalla figlia. La figlia, che possiede il passaporto svizzero, vive con la sua famiglia nella regione di Berna. Nel 2018 si era recata in Cina per assistere il padre malato. Dopo la sua morte, alla fine del 2021, ha portato la madre in Svizzera. La vedova, entrata nel Paese con un visto, ha chiesto un permesso di soggiorno; le autorità cantonali hanno respinto la richiesta. Madre e figlia hanno contestato la decisione fino alla massima istanza cantonale. Hanno sostenuto che la madre, ormai molto anziana, soffre di demenza e di altri disturbi legati all'età. Dal punto di vista emotivo e psicologico, dipende completamente dalla figlia. Nella sua sentenza, il Tribunale amministrativo ha stabilito che, per ottenere il diritto di soggiorno per motivi familiari, bisogna provare una situazione in cui sia «indispensabile» la dipendenza da un'altra persona. Nel caso in esame, ciò non è stato dimostrato. Diagnosi come una demenza lieve non giustificano automaticamente un diritto di soggiorno. L'assistenza alla donna sarebbe possibile anche nella sua città natale, Nanchino. Inoltre, mancavano i necessari legami stretti con la Svizzera per ottenere un permesso di soggiorno per pensionati. Il tribunale ha negato anche l'esistenza di un caso di rigore: l'affermazione secondo cui un ritorno in Cina comporterebbe la morte prematura della donna è priva di fondamento. La donna ha ora tempo fino al 17 giugno 2026 per lasciare il Paese. La sentenza può ancora essere impugnata dinanzi al Tribunale federale.

