
La Svizzera avrebbe presentato al Libano una richiesta ufficiale di assistenza giudiziaria relativa a un’indagine su presunti trasferimenti di denaro da parte del governatore della banca centrale libanese Riad Salamé. Lo riferisce l’agenzia AFP, citando una fonte giudiziaria del Paese mediorientale. Nessuna conferma da parte elvetica. La vicenda riguarderebbe 400 milioni di dollari che, nonostante le rigide restrizioni bancarie, sarebbero stati trasferiti all’estero da Salamé, da suo fratello, dal suo assistente e da istituzioni legate alla banca centrale, ha precisato la fonte anonima.
I servizi di Salamé hanno smentito le insinuazioni, pubblicate oggi anche dal quotidiano libanese Al-Akhbar. “Tutte le accuse di presunti trasferimenti di denaro all’estero, sia che siano stati fatti a suo nome (Mr. Salamé), sia che siano stati fatti a nome di suo fratello o del suo assistente, sono informazioni infondate”, si legge in una nota. Il procuratore generale libanese Ghassan Oueidat ha ricevuto la richiesta di assistenza giudiziaria tramite “l’ambasciata svizzera a Beirut” e non attraverso i tradizionali canali diplomatici, secondo la fonte, che parla di procedura insolita.
La richiesta non comprende documenti o prove, ma un elenco di domande da porre al signor Salamé e ad altre persone legate al caso, secondo la fonte. Il quotidiano Al-Akhbar parla oggi di un’inchiesta in Svizzera nata sulla scia degli sforzi profusi da Francia, Regno Unito e Stati Uniti per individuare le transazioni sospette di funzionari libanesi, tra i quali Salamé.
Il Libano sta vivendo la peggiore crisi economica dai tempi della guerra civile (1975-1990), con un calo della moneta nazionale e restrizioni bancarie che vietano i trasferimenti bancari all’estero. Riad Salamé e altri politici sono sospettati di aver sfidato queste misure per sfuggire a controlli sul capitale.
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