Svizzera
Berger: "Bilancio positivo per la strategia vaccinale"
©Chiara Zocchetti
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10 giorni fa
Secondo Christoph Berger, presidente della Commissione federale delle vaccinazioni, la strategia anti-coronavirus adottata in Svizzera ha avuto maggiore successo rispetto a quelle messe in pratica in altri Paesi. Non mancano però le criticità.

Il presidente della Commissione federale delle vaccinazioni (CFV) Christoph Berger traccia un bilancio positivo della strategia vaccinale anti-Covid-19 della Confederazione. "Abbiamo avuto più successo di altri Paesi nel convincere i gruppi a rischio a vaccinarsi", afferma. L'attenzione per le persone più vulnerabili ha dimostrato la sua validità, sottolinea lo specialista in un'intervista pubblicata oggi dalle testate in lingua tedesca del gruppo editoriale Tamedia.

Gli effetti collaterali? "Vanno presi sul serio"

Il medico non nasconde che in alcuni casi il siero provochi effetti negativi. "Dobbiamo prendere sul serio le persone toccate e le loro sofferenze e aiutarle", dice Berger. Ma, come nel caso del "long Covid", non esiste una diagnosi univoca. Sono quindi necessari trattamenti individuali. Si parla di sindrome "post Covid" o "long Covid" quando, in una persona con un'infezione confermata da SARS-CoV-2, i sintomi perdurano per almeno otto-dieci settimane o si manifestano nei tre mesi successivi alla malattia e non sono riconducibili ad altre cause.

"Il vaccino ormai è come quello per l'influenza"

Secondo Berger, il vaccino contro il Covid-19 ora, in un contesto in cui non vi è più minaccia pandemica, può essere considerato come quello per l'influenza o per la meningoencefalite da zecche. Le persone a rischio ne ricavano una buona protezione contro una malattia grave per settimane. "Ma per le persone più giovani e più sane, la vaccinazione fa poca differenza", afferma.

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