
Si è detto incredulo a sua volta, di fronte alle accuse mossegli, il socioterapeuta di 57 anni sotto processo da oggi a Berna per aver abusato sessualmente di 33 bambini e giovani handicappati tra il 2000 e il 2010. In realtà gli abusi sono stati molti di più, oltre 100 in diversi istituti in Svizzera e nel sud della Germania, e sono durati quasi 30 anni, ma sono andati in buona parte in prescrizione e non sono così oggetto del processo. La sentenza è attesa per venerdì. La stampa definisce la vicenda "il più grave caso di abusi mai avvenuto in Svizzera". L'uomo deve rispondere davanti al Tribunale regionale di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, atti sessuali con fanciulli, con persone dipendenti e persone ricoverate, pornografia e violazione della sfera privata per mezzo di apparecchi di presa d'immagini. Il 57enne aveva infatti filmato parte degli abusi. Le vittime sono in prevalenza bambini e giovani di ambo i sessi, ma soprattutto maschi, psichicamente e fisicamente handicappati, molti in modo grave. La più giovane vittima aveva tre anni. L'imputato ha confessato agli inquirenti di avere abusato sessualmente di 114 persone a partire dal 1982 (tra cui un bambino di un anno nell'Appenzello esterno), a cui si aggiungono una decina di tentativi. La giornata odierna è stata dedicata all'interrogatorio dell'imputato. L'uomo è apparso calmo e cooperativo, ma le sue risposte sono state spesso frammentarie e confuse. L'accusato ha detto di "non aver potuto credere" in un primo tempo lui stesso a quanto descritto dal pubblico ministero nelle 60 pagine del suo atto d'accusa, che il presidente del tribunale ha definito all'inizio dell'udienza "un documento dell'orrore". La requisitoria del pubblico ministero è attesa per domani. Nel processo non è previsto l'ascolto di testimoni.
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