
Diverse banche svizzere sono state contattate dalle autorità italiane, le quali vogliono informazioni sulle attività degli istituti nella Penisola. Non sarebbero però interessate a patrimoni non dichiarati al fisco da cittadini italiani.
Le banche hanno ricevuto in gennaio un formulario in cui vengono richieste informazioni dettagliate sui loro affari in Italia. L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) ha confermato all'agenzia AWP una notizia in questo senso pubblicata oggi dal "Tages-Anzeiger".
Molte delle banche contattate - peraltro non solo elvetiche ma anche dei Principati di Liechtenstein e di Monaco - si sono rivolte all'ASB. Coinvolgendo anche le autorità elvetiche, quest'ultima ha quindi elaborato un nota informativa in cui si consiglia agli istituti di rispondere alle domande in base al proprio giudizio, ha spiegato il portavoce dell'organizzazione Serge Steiner.
Stando al giornale le autorità italiane vogliono ad esempio sapere quanti consulenti in loco conta una banca e conoscere la loro identità. Inoltre chiedono informazioni sui patrimoni. Ma l'obiettivo non sarebbero fondi evasi, quanto il pagamento da parte degli istituti svizzeri di un'imposta alla fonte. Stando al "Tages-Anzeiger" i cittadini italiani non sono sottoposti a una simile tassazione, solo le aziende.
Base per il calcolo dell'importo da versare potrebbero ad esempio essere i crediti alla clientela quali le ipoteche. Interessati dalla misura sono quindi istituti che hanno concesso mutui o anticipazioni bancarie. In base all'accordo sulla doppia imposizione è ammessa un'aliquota fiscale del 12,5% sui redditi da interessi.
Il portafoglio dei crediti di una banca deve comunque essere molto grande per generare un pagamento "doloroso" per gli istituti. Sempre stando al quotidiano zurighese, chi è a conoscenza degli ordini di grandezza non crede che si tratti di importi rilevanti.
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