
La trasformazione delle imprese svizzere per far fronte alle nuove sfide procede con troppa lentezza e poca determinazione, in particolare per quanto riguarda l'integrazione dell'intelligenza artificiale (IA) generativa: è quanto emerge da uno studio della Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU).
L'indagine, condotta tra ottobre 2025 e marzo 2026 su quasi 400 dirigenti di ditte di svariati settori e varie dimensioni, rivela che oltre il 60% delle imprese considera la propria trasformazione troppo lenta. «Le aziende vogliono cambiare, ma molte non riescono a farlo con la necessaria velocità e coerenza», afferma Jan Schlüchter, autore della ricerca, citato in un comunicato odierno.
Secondo lo studio le iniziative di trasformazione vengono spesso avviate, ma mancano responsabilità chiare, risorse adeguate e una misurazione costante dei progressi. Molte società restano bloccate in progetti pilota senza riuscire a trovare le soluzioni a livello sistemico.
Rispetto alla prima rilevazione sullo stesso campo effettuata nel 2022 il divario tra le imprese si è ulteriormente ampliato. «Le differenze emergono soprattutto nella leadership, nell'accompagnamento comunicativo, nella capacità di apprendimento e nell'ancoraggio duraturo dei cambiamenti», spiega Schlüchter.
L'IA generativa è ormai entrata nella quotidianità lavorativa di molte imprese, spinta dalle pressioni su efficienza e produttività: pochi riescono però a tradurla in valore economico misurabile. «Molti dipendenti sono più avanti della loro organizzazione nell'uso dell'IA», sottolinea Schlüchter. «La capacità delle aziende di trasformare l'IA in applicazioni concrete, processi e valore aggiunto è in ritardo». Secondo le stime dei partecipanti al sondaggio, la maggior parte delle imprese si colloca nella fase di «principiante» o «esploratore» in termini di maturità IA, mentre solo pochissime possono essere definite «campioni».
Uno specifico approfondimento su 74 professionisti degli acquisti, soprattutto del ramo manifatturiero e in quello del commercio, mostra un forte interesse per l'IA, vista come leva strategica per identificare rischi e aumentare la trasparenza lungo la filiera. Ma la mancanza di competenze, risorse limitate e responsabilità poco chiare frenano l'integrazione operativa. «Il collo di bottiglia non è la volontà, ma la capacità organizzativa», osserva Schlüchter.
Secondo la ricerca non sono le aziende con la maggiore consapevolezza del problema a trasformarsi con successo, bensì quelle che guidano, implementano e ancorano i cambiamenti in modo più deciso. «La trasformazione non è una collezione di progetti isolati, ma un compito di leadership che va governato con coerenza e radicato nell'organizzazione», argomenta l'autore dello studio.
Dal documento emergono dieci raccomandazioni pratiche. I fattori chiave sono: una leadership visibile e determinata, un orientamento condiviso, una comunicazione aperta sui progressi, una misurazione regolare, nonché una cultura che accetta l'apprendimento e persino il fallimento come parte dello sviluppo.

