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Svizzera
Avvelenatore 'graziato' dal TF
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Redazione
9 anni fa
Il Tribunale federale ha accolto il ricorso di un 28enne cittadino afghano, condannato penalmente 9 volte

Il Tribunale federale ha annullato l’espulsione, decisa dal Servizio cantonale della migrazione friborghese, di un richiedente l'asilo oggetto di 9 condanne penali in altrettanti tra il 2005 e il 2015.

Il caso in questione riguarda un 28enne cittadino afghano arrivato in Svizzera nel 1992 con la famiglia, che nello stesso anno aveva ottenuto sia un permesso di dimora e, in seguito, di domicilio. Il ragazzo, tuttavia, aveva faticato a integrarsi e a trovare un lavoro, tanto che nel 2015 risultavano a suo carico diversi attestati di carenza beni per un totale di 15'281 franchi e precetti esecutivi per circa 2'300 franchi.

All’età di 15 anni era stato condannato una prima volta per vie di fatto, rapina, furto, violazione di domicilio, danneggiamenti e altri reati minori e collocato in un’apposita struttura per minorenni. In seguito era stato condannato altre 8 volte (in due casi era ancora minorenne), scontando diverse pene detentive per un totale di 5 anni di carcere.

Tra le varie condanne spicca quella del 27 maggio 2010, quando era stato riconosciuto colpevole di lesioni personali semplici con l’uso di veleno e condannato a 3 anni di carcere da scontare. Sempre per lesioni personali era stato condannato a 24 mesi quattro anni più tardi. Anche in carcere si era rivelato un detenuto problematico, tant’è che in due casi (aprile 2016 e febbraio 2017) era stato trasferito in seguito ad episodi di violenza nei confronti di altri detenuti.

Già nel 2010 e nel 2014 il Servizio della migrazione friborghese aveva chiesto alla SEM di revocargli lo statuto di rifugiato. Entrambe le richieste erano state respinte e il 22 giugno 2015 il Servizio aveva deciso di revocargli il permesso di domicilio, intimandogli di lasciare la Svizzera. La decisione era stata confermata nel marzo 2017 dal Tribunale amministrativo cantonale.

Il 28enne si era così rivolto al Tribunale federale e, in ultima istanza, la Corte federale gli ha dato ragione. I giudici di Mon Repos hanno ricordato che la revoca di un permesso di domicilio può essere giustificata in presenza di gravi rischi per l’ordine pubblico e la sicurezza interna della Svizzera. Il 28enne, si legge nella sentenza, non è mai stato condannato per lesioni gravi ma questo non sminuisce la portata delle sue azioni. Le 9 condanne penali evidenziano come che il ricorrente abbia "dimostrato una totale incapacità ad adattarsi al sistema giuridico svizzero".

Tuttavia, secondo la Corte, la decisione dell’autorità cantonale non rispetta il principio di proporzionalità in quanto, qualora il 28enne dovesse tornare in Afghanistan (Paese con cui non alcun legame) faticherebbe a reintegrarsi e sarebbe esporto al rischio di tortura. La decisione cantonale ha dunque violato l'art. 96 della Legge sugli stranieri e l'art. 65 della Legge sull’asilo.

Gli atti sono quindi stati ritornati al Tribunale amministrativo cantonale per nuova decisione ai sensi dei considerandi. Al 28enne è stata inoltre riconosciuta un’indennità di 3'000 franchi.

nic

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