
Martin Ackermann, capo della Task Force scientifica della Confederazione in materia di Covid-19, è rimasto “deluso” dalla gestione della crisi, sopratutto per quanto visto nella fase iniziale della seconda ondata. Questo il succo di un’intervista che il professore ha rilasciato al Politecnico di Zurigo, pubblicata sul suo magazine Globe, in cui dichiara di condividere la sensazione che la Svizzera stia faticando sul fronte della pandemia, soprattutto per quanto visto in autunno, dove “moltissime persone sono state contagiate e moltissime sono morte”.
“Avevo grandi aspettative e sono rimasto deluso”
Una situazione che sorprende il capo della task force, pur ammettendo le difficoltà oggettive: “Sì, sono sorpreso”, ha dichiarato nell’intervista, “certo, questa crisi è semplicemente al di là di tutto ciò che avrei potuto immaginare, eppure pensavo che avremmo potuto fare di meglio. Che avremmo agito basandoci sull’evidenza, usando molti strumenti, usando le nostre possibilità tecnologiche. Avevo grandi aspettative e sono rimasto deluso”. Questo commento è stato anche condiviso su Twitter dall’ex capo della Task Force Matthias Egger, che aveva lasciato l’incarico a luglio dopo polemiche per gli allentamenti, giudicati troppo veloci.
“Difficile intervenire coraggiosamente”
Il problema maggiore, secondo Ackermann, è che “in Svizzera si è diffusa molto rapidamente l’idea che si dovesse fare una scelta tra la salute e l’economia. Questo ha avuto un impatto molto forte sulla discussione. È stato quindi difficile per noi intervenire con coraggio nella fase iniziale”. Per quanto riguarda questo binomio, ha aggiunto: “il consenso della task force a questo proposito è chiaro, anche economicamente è meglio prendere misure dure che facciano scendere rapidamente il numero di casi piuttosto che prendere misure morbide e accettare lunghi periodi con un alto numero di casi”.
Le difficoltà a ottenere la fiducia
Ackermann, pur dichiarando di avere “molto rispetto” per la politica e di aver notato “quanta pressione e quanta responsabilità” richiede il ruolo, ha anche affermato che è stato necessario del tempo per far si che il Consiglio federale si fidasse della Task Force: “Ci è voluto del tempo per guadagnare la fiducia dei politici. Possiamo fare bene il nostro lavoro solo se chi prende le decisioni ha fiducia in noi”. Inoltre, ha aggiunto, riferendosi ai ruoli della tast force: “Siamo la voce della scienza, consigliamo il governo e informiamo il pubblico. Ci sono anche aree di tensione tra questi tre compiti. Come voce indipendente, dovremmo interrogare criticamente il governo, ma il ruolo consultivo funziona solo se i politici hanno fiducia in noi”.
“Non mi sorprende ci siano degli scettici”
Il professore ha anche affermato di non essere sorpreso che tante persone siano scettiche riguardo al coronavirus o alle misure: “La maggior parte delle persone sente poco o nulla del coronavirus nella loro vita quotidiana, anche quando gli ospedali sono pieni”, ha commentato, “non lo vedi, non lo senti, ma tutti ti dicono che c’è qualcosa di molto brutto e che devi contenerti. È una situazione difficile”. Per questo, ha aggiunto “è importante che il personale ospedaliero e i pazienti parlino della loro vita quotidiana”.
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