
Il termine concesso ai proprietari di fondi in giacenza per rivendicare ciò che spetta loro dovrebbe raggiungere i 112 anni. Lo ha deciso oggi la Camera del popolo per 101 voti a 70, ribaltando una decisione votata poco prima. Per la maggioranza non vi è infatti motivo di ridurre il termine di 50 anni come auspicato dagli Stati e dal Consiglio federale. La modifica della legge sulle banche ritorna quindi sui banchi della Camera dei Cantoni per quest'ultima divergenza. Attualmente si stimano in 400 milioni i beni non reclamati. Il Consiglio federale avrebbe voluto fissare a 30 anni, in un'ordinanza, il termine consentito agli aventi diritto per farsi avanti. Ma le Camere hanno deciso di allungare i termini e di iscriverli nella legge sulle banche. I due rami del parlamento non sono tuttavia d'accordo sul lasso di tempo previsto per poter rivendicare patrimoni "dormienti". La banche avrebbero 10 anni per ricercare gli aventi diritto. Poi, se nessuno si manifesta, dovranno attendere 50 anni prima di liquidare i fondi. Dopo una procedura di liquidazione di due anni, il denaro finirebbe nelle casse federali. Per la Camera del popolo è però necessario concedere agli aventi diritto un termine supplementare di 50 anni per far valere i loro diritti presso la Confederazione. Per la maggioranza del Nazionale questa soluzione presenta due vantaggi: consente alle banche di separarsi degli averi in giacenza trasferendoli alla Confederazione e protegge meglio i proprietari dei fondi. Il Consiglio degli Stati si era opposto alla concessione di questi 50 anni supplementari. ATS
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