
Promuovere i contenuti anziché le tecnologie: Avenir Suisse propone una radicale riforma del sostegno statale ai media che farebbe della SSR un fornitore pubblico di contenuti mediali nelle lingue nazionali finanziati dal canone e utilizzabili gratuitamente dai media privati. L'attuale prassi di promozione dei media, che si orienta in modo specifico verso la stampa, la radio e la televisione, senza invece tenere in considerazione internet, "è ormai un anacronismo", ha detto oggi a Zurigo il direttore del forum di riflessione dell'economia Gerhard Schwarz. In un documento di lavoro, Avenir Suisse schizza una serie di riforme che a breve termine intendono evitare un'espansione eccessiva della SSR. Ciò altera sempre più la concorrenza fra i media, mette sotto pressione gli editori privati e riduce il pluralismo dei mezzi di comunicazione. Avenir Suisse propone quindi di rimettere in discussione la promozione statale dei media. Oltre a chiedere che sia fissato una sorta di tetto massimo per gli utili della SSR ottenuti grazie al canone e agli introiti pubblicitari, il "think tank" liberale chiede di abolire le tariffe postali agevolate per i giornali, le aliquote IVA ridotte e i pagamenti diretti alle emittenti radiofoniche e televisive. In base a tale visione, la SSR è destinata a diventare un cosiddetto "Public Content Provider", ossia un puro produttore di contenuti mediali in tutte le lingue nazionali messe a disposizione gratuitamente alle diverse piattaforme private. Un fornitore di contenuti con una funzione di servizio pubblico, organizzato come una cooperativa di proprietà dei media privati e finanziato solo attraverso il canone. I media privati non riceverebbero più aiuti diretti, ma indipendentemente dalla tecnologia utilizzata (stampa, radio, tv o servizi online) potrebbero usufruire gratuitamente dei contenuti finanziati dai canoni, arricchirli con produzioni proprie e diffonderli. Consapevoli della radicalità di simili cambiamenti, i responsabili di Avenir Suisse propongono, come soluzione intermedia, la creazione di un "Private Content Provider", ossia un "fornitore privato" che a sua volta non avrebbe come obiettivo la massimizzazione degli utili. In pratica "una sorta di evoluzione dell'Agenzia telegrafica svizzera ats", ha detto Urs Meier, coautore dello studio. Questo fornitore privato, analogamente ad un'agenzia di stampa, metterebbe a disposizione i suoi contenuti (testi, live-stream, video, podcast) a prezzi convenienti e senza discriminazioni. Gli aiuti statali verrebbero in questo caso distribuiti - indipendentemente dalla tecnica utilizzata - secondo una chiave di ripartizione che tenga conto di tutte le lingue nazionali.
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