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Svizzera
Avenir Suisse chiede orari di lavoro più flessibili
Avenir Suisse chiede orari di lavoro più flessibili
Avenir Suisse chiede orari di lavoro più flessibili
Redazione
6 anni fa
Il think tank liberale chiede di allentare le norme del diritto del lavoro per rispondere alla crisi

Più flessibilità e meno regole per l'economia, per esempio estendendo la settimana lavorativa a sette giorni e allentando le normative sul lavoro notturno: è la ricetta di Avenir Suisse, il laboratorio di idee di matrice liberale, per far fronte alle conseguenze economiche del coronavirus e per meglio rispettare le regole sul distanziamento sociale. In una presa di posizione pubblicata oggi l'organismo critica le misure presentate dalla Confederazione per lottare contro la pandemia, giudicandole troppo unilaterali. I provvedimenti rappresentano a suo avviso un intervento molto forte nel diritto fondamentale della liberà economica. A causa dell'arresto dell'attività in molti settori la situazione degli ordinativi peggiora di giorno in giorno.

Per continuare la produzione in queste difficili condizioni, ma anche per fornire logistica e servizi, è necessario un quadro giuridico flessibile, sostiene Avenir Suisse. Il "pensatoio" del mondo economico chiede pertanto adeguamenti del diritto del lavoro, degli orari di apertura dei negozi, della sanità, della normativa sui frontalieri e della circolazione delle merci. L'organizzazione punta a realizzare riforme temporanee, soprattutto per quanto riguarda l'orario di lavoro. Ad esempio, le disposizioni sul lavoro notturno dovrebbero essere allentate e gli orari di apertura dei negozi dovrebbero essere estesi a sette giorni alla settimana. In questo modo sarebbe più facile per i dipendenti e i clienti mantenere le giuste distanze, evitando la propagazione dell'epidemia, argomenta Avenir Suisse.

Nel trasporto merci dovrebbe essere possibile lavorare anche di notte e nei fine settimana. Inoltre, i dazi doganali industriali andrebbero temporaneamente aboliti e l'amministrazione doganale dovrebbe essere semplificata. Anche gli ospedali e le cliniche che hanno un gran numero di pazienti affetti da coronavirus o che sono confrontati con un carico di lavoro superiore alla media dovrebbero avere la possibilità di reintegrare temporaneamente gli ex dipendenti, come i medici in pensione o il personale infermieristico. I nosocomi dovrebbero anche poter disporre di un modo semplice per ricevere personale da studi medici chiusi o da strutture sanitarie che lavorano a orario ridotto.

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