
Il Ministero pubblico della Confederazione ha avviato accertamenti preliminari per determinare gli eventuali risvolti penali dell'attacco informatico di cui è stato vittima il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). I reati ipotizzati vanno dallo spionaggio politico all'acquisizione illecita di dati, ha indicato all'ATS una portavoce della procura federale.Intanto il DFAE ha ripristinato il traffico di posta elettronica con l'esterno, mentre l'accesso ad internet dovrebbe essere riattivato domani.La vicenda resa pubblica ieri - un attacco scoperto il 22 ottobre, di natura altamente professionale - rilancia il dibattito sulla sicurezza dei sistemi informatici. Il Dipartimento di Micheline Calmy-Rey rappresenta un bersaglio interessante, anche alla luce del caso Gheddafi, ha spiegato all'ATS il giornalista specializzato Kurt Haupt. Entrare nel sistema di un ufficio federale non è semplice, ha precisato Haupt. "Le misure di sicurezza del DFAE sono molto buone: proprio per questo è da ritenere che dietro all'attacco non vi siano dei ragazzini".Non serve però necessariamente uno studio in informatica: l'hacker deve trovare una falla, osserva da parte sua Candid Wüest, ricercatore presso la società anti-virus Symantec. Ma a suo avviso non esiste una sicurezza assoluta.Un'opinione condivisa anche da Thomas Dübendorfer, presidente dell'associazione Information Security Society Switzerland (ISSS). Il DFAE si trova in una situazione difficile, perché deve comunicare con circa 200 sedi estere. La comunicazione esterna non può quindi essere limitata. Spesso secondo gli esperti l'anello debole della catena è il dipendente che apre un mail infettato.ATS
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