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Assoluzione Quadroni, «le minacce non erano un avvertimento concreto»
© Chiara Zocchetti
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Ats
2 ore fa
Il Tribunale regionale della Bassa Engadina/Val Müstair ha pubblicato la motivazione scritta della sentenza con cui è stato assolto il whistleblower grigionese del cartello edile

Il Tribunale regionale della Bassa Engadina/Val Müstair ha pubblicato la motivazione scritta della sentenza con cui è stato assolto Adam Quadroni, il whistleblower grigionese del cartello edile, dall'accusa di minaccia nei confronti di autorità e funzionari lo scorso mese di maggio. Secondo il tribunale, non vi era l'avvertimento di un attacco imminente e mirato.

L'accusa contro Quadroni è stata formulata perché, a seguito di una perquisizione domiciliare avvenuta nel dicembre 2016, durante la quale sono state sequestrate armi da caccia, egli avrebbe proferito minacce per telefono e, due giorni dopo, di persona presso la stazione di polizia. Avrebbe pronunciato frasi del tipo: «Ho anche delle munizioni»; «Ho anche dell'esplosivo»; «Potrei avere un coltello con me»; «Chissà cosa ho nella borsa» o «Al giorno d'oggi anche un camion è un'arma».

«Affermazioni generiche»

Il tribunale ritiene che tali dichiarazioni siano tutte affermazioni generiche relative a un pericolo. Esse non conterrebbero alcun annuncio di un attacco concretamente imminente. Quadroni ha spiegato in aula che con quelle dichiarazioni aveva voluto sottolineare la mancanza di coerenza nella perquisizione domiciliare. Non era riuscito a comprendere perché, nel corso di un'operazione su larga scala, fossero state recuperate delle armi, senza però sequestrarle tutte.

In occasione dell'udienza principale, il poliziotto in questione ha anche precisato di non aver voluto affatto sporgere denuncia. Sarebbero stati i suoi superiori a spingerlo a farlo. Non avrebbe voluto che Quadroni si trovasse in ulteriori difficoltà a causa della denuncia. Quest'ultimo non lo avrebbe minacciato direttamente.

Ha registrato la conversazione

Quadroni aveva inoltre registrato la conversazione alla stazione di polizia - a sua tutela, come ha dichiarato in tribunale. Il Tribunale regionale a tal proposito ha scritto: «Già partendo da questa premessa, è poco probabile che qualcuno esprima una minaccia nei confronti di un agente di polizia, mentre il presunto autore del reato si registra e fornisce spontaneamente alle autorità giudiziarie la prova dei suoi presunti atti».

Al centro del processo dinanzi al Tribunale regionale della Bassa Engadina alla fine di aprile c'erano, oltre all'accusa contro Quadroni, anche la perquisizione e il sequestro di armi da caccia nella sua abitazione, nonché un intervento dell'unità speciale della polizia che nel giugno 2017 aveva arrestato l'informatore del cartello edile. All'ex capo del posto di polizia di Scuol (GR) erano state contestate diverse condotte illecite in relazione a questi fatti. Tuttavia, anche lui è stato assolto nello stesso processo. La motivazione scritta della sentenza che lo riguarda non è ancora stata resa nota.

Quadroni dovrà comparire nuovamente dinanzi al Tribunale della Bassa Engadina a inizio novembre, per reati fallimentare e contro il patrimonio, aveva indicato la RSI una decina di giorni fa.