
Dopo 8 anni di battaglia giudiziaria quattro secondini della prigione ginevrina di Champ-Dollon sono stati assolti dall’accusa di istigazione al suicidio nei confronti di un detenuto.
I fatti risalgono all’ottobre del 2011, quando l’uomo aveva denunciato i secondini per ingiuria e istigazione al suicidio. Il 19 agosto precedente il detenuto aveva protestato contro l’isolamento con cui era stato punito, chiedendo di vedere il direttore. Al rifiuto delle guardie aveva minacciato di impiccarsi con il cavo della TV, che aveva staccato prima del suo trasferimento nella cella d’isolamento. Uno degli agenti gli aveva risposto invitandolo a farlo in quanto “i parenti delle sue vittime ne avrebbero riso”. Il detenuto aveva quindi tentato il suicidio ed era stato ricoverato d’urgenza. Tre giorni dopo l’uomo aveva nuovamente tentato il suicidio dopo essere stato bersaglio di altri presunti insulti da parte delle guardie come “Ti abbiamo lasciato un regalo” (il cavo della tv, ndr) e “Non sei ancora morto, impiccati cog***e”.
All'epoca il Ministero pubblico aveva decretato un non luogo a procedere e il detenuto aveva ricorso fin al Tribunale federale (TF), ottenendo parzialmente ragione. Il 6 gennaio 2015 i supremi giudici losannesi avevano rinviato gli atti all’istanza inferiore (la Corte di giustizia ginevrina), invitando la giustizia a compiere ulteriori accertamenti. Tre anni dopo la Procura aveva chiuso il caso e l'uomo si era nuovamente rivolto al TF.
Questa volta, però, la Corte federale gli ha dato torto ritenendo che non vi fosse alcun legame di causalità tra il comportamento dei secondini e i suoi tentativi di suicidio. Nella sentenza dello scorso 21 febbraio pubblicata oggi la Corte gli ha ricordato che, come da lui stesso ammesso, le minacce di togliersi la vita fossero principalmente “un tentativo per farsi ascoltare e un gesto di sfida nei confronti delle autorità carcerarie”.
(Sentenza 6B_174/2019 del 21 febbraio 2019)
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