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Svizzera
Associazioni mettono in guardia: attacco politico ad aiuti sociali
Redazione
12 anni fa

L'aiuto sociale non è un lusso e neppure un rifugio per i fannulloni. Le aggressioni politiche e mediatiche a questa istituzione mettono a rischio il minimo vitale e la socialità. È l'allarme lanciato da 18 organizzazioni, tra le quali Caritas, Pro Infirmis e l'Unione sindacale svizzera (USS), durante una conferenza stampa svoltasi oggi a Berna. Le persone dipendenti dall'aiuto sociale sono in aumento. Nel 2013 erano 257'192, 6900 in più in rapporto all'anno precedente, ha indicato oggi l'Ufficio federale di statistica (UST). I più colpiti sono bambini e ragazzi al di sotto dei 18 anni, un terzo dei beneficiari dello scorso anno. Anche le persone sopra i 46 anni sono sempre più colpite (un quarto della somma complessiva). La concorrenza fiscale a cui si sono dedicati i cantoni negli ultimi anni li ha spinti verso un deficit di bilancio. "Sono dunque necessari dei programmi di risparmio e sopratutto dei responsabili", ha affermato il direttore di Caritas Svizzera Hugo Fasel. Gli attacchi, che non rispecchiano la realtà sociale, si concentrano ad esempio sull'apparente generosità e facilità di ottenimento degli aiuti nonché sugli abusi. Secondo le organizzazioni, i beneficiari sono invece rigorosamente controllati, i rischi di abusi sono pochi e severamente sanzionati. "È necessario accettare la povertà non stigmatizzarla" ha dichiarato Fasel. Piuttosto che lottare contro i poveri, bisogna combattere la povertà, aggiungono le organizzazioni proponendo qualche soluzione: consolidare le assicurazioni sociali (disoccupazione, AI) al fine di evitare il ricorso all'aiuto sociale, ripartire i compiti fra comuni e cantoni, e assicurare salari dignitosi. "Non miriamo ad amministrare la povertà distribuendo soldi, ma ad evitare che le persone abbiano bisogno di venir aiutate socialmente" ha concluso Fasel.

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