
La Svizzera deve continuare ad applicare una pratica liberale in materia di assistenza al suicidio. Se il Consiglio federale pensa a un divieto totale, l'organizzazione Exit è passata stamani al contrattacco. Un inasprimento della legislazione - afferma - avrebbe solo inconvenienti. In Svizzera è vietata soltanto l'eutanasia attiva. Quella attiva indiretta (alleviare i dolori di un ammalato con dosi di sedativo suscettibili di accorciargli la vita) e l'eutanasia passiva (rinunciare alle terapie destinate a prolungare la vita del paziente) non sono invece punibili a certe condizioni. Questa zona grigia è fortemente contestata. Invitato a trovare una soluzione legale, il Consiglio federale è diviso. La settimana scorsa, prima di decidere il governo ha posto in consultazione alcune varianti. Attualmente, due sono le opzioni allo studio: porre restrizioni a livello legislativo o vietare le organizzazioni di assistenza al suicidio. Sebbene la consultazione non sia stata ancora avviata, Exit ha voluto dire la sua. L'organizzazione non è contraria a una migliore strutturazione legale per impedire qualsiasi manipolazione a scopo lucrativo o abusi di altro genere. Tuttavia, non vuole saperne di un giro di vite. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

