
La commissione di politica estera del Consiglio nazionale critica il modo di agire del Consiglio federale nella tempesta concernente il segreto bancario. A suo modo di vedere "non s'intravvede l'ombra di una strategia di risposta coerente". Sebbene tutti i membri della commissione non interpretino allo stesso modo le cause della situazione attuale, sulla critica vi è unanimità, si legge questa sera in una nota dei Servizi del parlamento. I commissari sono giunti a questa conclusione dopo aver discusso della posizione della Svizzera in seno all'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e della lista degli Stati non cooperativi in questo settore. La commissione condanna anche con fermezza il fatto che il Consiglio federale non abbia ritenuto opportuno consultarla, né informarla sulle sue intenzioni e decisioni concernenti il segreto bancario e la cooperazione internazionale in materia di reati fiscali. Il governo ha così "calpestato" i diritti del parlamento e della commissione di politica estera, si legge ancora nel comunicato. La commissione ha elaborato una mozione che chiede al Consiglio federale di consultare le commissioni di politica estera prima di avviare negoziati sulla modifica delle convenzioni di doppia imposizione con i paesi interessati. Ha anche incaricato il governo di chiedere che il Consiglio dei ministri dell'OCSE sia ufficialmente consultato, in occasione della prossima riunione, sul rapporto redatto dal suo segretario generale all'attenzione del G20. ATS
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