
Una politica estera attiva non intacca la neutralità della Svizzera, ma al contrario permette di salvaguardare al meglio gli interessi del paese: lo ha sostenuto la consigliera federale Micheline Calmy-Rey, a New York per la 63esima assemblea generale delle Nazioni Unite. La Confederazione ha più volte mostrato le sua capacità di mediazione, ha affermato la ministra in una conferenza stampa. Il suo impegno dimostra che anche un piccolo paese può influenzare la politica mondiale. È vero che il contratto sul gas con l'Iran ha provocato malumore a Washington, e lo stesso è successo a Mosca per il riconoscimento elvetico del Kosovo: nonostante ciò, secondo Calmy-Rey, le relazioni con americani e russi vanno a gonfie vele. La consigliera federale ha aggiunto poi di ritenere prematura una revisione del Consiglio dei diritti umani, come auspicato da Bush nel suo discorso all'ONU, e si è rallegrata per la decisione del Consiglio degli stati di portare l'aiuto allo sviluppo allo 0,5% del prodotto interno lordo entro il 2015: la ministra ha detto di sperare che il Nazionale seguirà la via tracciata dai "senatori". Calmy-Rey era impegnata in diverse sedute e pranzi di lavoro, con numerosi incontri bilaterali: ha avuto per esempio un breve colloquio con il ministro degli esteri iraniano Manucher Mottaki. Berna e Tehran curano un "dialogo sui diritti umani" che soddisfa entrambe le parti, ha fatto sapere la responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Calmy-Rey non ha per contro partecipato al dibattito generale presso le Nazioni Unite: nel pomeriggio di oggi si è spostata a Boston, per tenere un discorso all'università di Harvard. Domani mattina prenderà l'aereo per tornare in Svizzera. Inizialmente all'ONU era previsto l'intervento di Pascal Couchepin: il presidente della Confederazone ha però poi rinunciato in seguito ai gravi problemi di salute di Hans-Rudolf Merz. All'assemblea la posizione della Svizzera sarà illustrata lunedì dall'ambasciatore Peter Maurer. ATS
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