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Svizzera
Assassinò la moglie 37 anni fa, non verrà liberato
Assassinò la moglie 37 anni fa, non verrà liberato
Assassinò la moglie 37 anni fa, non verrà liberato
Redazione
7 anni fa
Respinta l'ennesima richiesta di liberazione condizionale di un unltrasettantenne vodese. L'aveva già ottenuta in due occasioni, ma...

L’anziano cittadino vodese che il 18 luglio 1982 strangolò la moglie a Mont-sur-Lausanne non potrà beneficiare della liberazione condizionale. Lo ha stabilito negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF) respingendo il ricorso presentato dall’uomo, ormai ultrasettantene.

L’uomo aveva già beneficiato due volte della liberazione condizionale ma in entrambi i casi la misura era stata revocata. Scarcerato una prima volta nel 1997, era tornato dietro le sbarre 4 anni più tardi, nel a fine novembre 2011, a seguito delle numerose denunce presentate dall’allora compagna. Dopo aver presentato altre sette domande, tutte respinte, il 6 maggio dello stesso anno era stato nuovamente rilasciato e sottoposto a regolari controlli. Nel 2012 aveva collezionato una condanna per guida in stato d’ebbrezza, che non aveva però portato a conseguenze, ma l’anno successivo le relazioni con i parenti si erano deteriorate a tal punto che le figlia aveva affermato di sentirsi minacciata dal padre. L’uomo aveva inoltre avuto un alterco con una vicina dopo aver bevuto qualche goccio di troppo e l’Ufficio dell’esecuzione delle pene vodese aveva ritenuto che le misure di controllo non fossero più sufficienti e che il settantenne non avesse superato il necessario periodo di prova di 4 anni. La liberazione condizionale era stata quindi revocata per la seconda volta e il 21 settembre le porte del carcere si erano nuovamente aperte. La decisione era stata confermata il 17 novembre 2014 dai giudici di Mon Repos.

Il settantenne, però, non si era dato per vinto e qualche anno dopo aveva presentato una nuova richiesta di liberazione condizionale, respinta, come detto, dal Collegio dei Giudici dell'applicazione delle pene, dal Tribunale cantonale vodese e, in ultima istanza, dal TF. Come già nel 2014, nella sua sentenza del 23 agosto pubblicata ieri la suprema Corte federale ha ritento “troppo alto” il rischio di recidiva.

(sentenza 6B_758/2019 del 23 agosto 2019)

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