
A Davos, l’esercito svizzero è al lavoro in vista dell’edizione del World Economic Forum che inizierà lunedì. Ci saranno anche 650 militari ticinesi ad appoggiare le autorità locali – queste ultime chiamate a garantire la sicurezza dell’evento. Evento a cui parteciperà anche il presidente statunitense Donald Trump, il cui intervento è previsto per mercoledì pomeriggio. E con la sua presenza è probabile che la questione dei dazi sarà trattata a côté del vertice, anche se “questo tema è stato in parte metabolizzato”. Secondo il professore di macroeconomia internazionale Edoardo Beretta all’USI, le tariffe doganali vengono ancora usate dal tycoon “come una leva per ottenere qualcos’altro che può essere di carattere economico, commerciale o politico”. Questo tema verrà eventualmente trattato marginalmente “o in incontri bilaterali”.
I temi del Forum di Davos
Anche perché il WEF ruoterà attorno a cinque domande, ad esempio: come cooperare in un mondo conteso? Come sbloccare nuove risorse di crescita? Come si può investire meglio nelle persone? Una domanda – quest’ultima – che si collega al tema dell’investimento “responsabile nell’intelligenza artificiale”, afferma Beretta. “Il 22% dei lavori nei prossimi cinque anni subirà delle grosse modifiche proprio per l’IA”. Infine, si discuterà di crescita sostenibile.
3'000 partecipanti e 64 capi di Stato
In territorio grigionese arriveranno 64 capi di stato (tra cui presidente ucraino Volodymyr Zelensky). In totale oltre 3mila persone parteciperanno all’evento che ha recentemente visto la controversa uscita di scena del fondatore Klaus Schwab. Ma “questi sono eventi legati al contesto”, spiega il professore dell’Università di Lugano. “C’è bisogno dialogare. Dal punto di vista geopolitico ci sono tanti temi caldi: dal Medio Oriente all’America Latina fino alla Groenlandia” – conclude Beretta. A suo avviso, “l’evento sarà di successo indipendentemente da chi lo organizza perché il dialogo mai quanto ora è necessario”.

