
Il Tribunale amministrativo federale (TAF), quale autorità di ricorso in materia d'asilo, chiamato a pronunciarsi due volte sulla stessa questione, ha emesso due sentenze opposte. Ci sono stati problemi di comunicazione interna, nel frattempo risolti. I due casi riguardano due cugini di nazionalità iraniana, entrambi oppositori al regime di Teheran. Essi avevano inoltrato ricorso al TAF dopo che nel 2007 l'Ufficio federale della migrazione (UFM) non era entrato in materia sulla loro seconda domanda d'asilo. I dossier erano finiti davanti a due corti differenti del TAF. Una aveva accettato il ricorso di uno dei due cugini e considerato che il suo caso dovesse tornare all'UFM perché il richiedente potesse partecipare a un'audizione. L'altra aveva invece respinto il reclamo. Viste le due delibere contraddittorie per due iraniani confrontati con lo stesso rischio di persecuzione in caso di rimpatrio, il loro avvocato aveva inoltrato lamentela al TF per denunciare la disparità di trattamento. Quale autorità di sorveglianza, il TF indica ora, in una sentenza pubblicata oggi, che il suo intervento non è più necessario. Cosciente dell'esistenza di qualche problema di comunicazione interna da risolvere, il TAF ha già affrontato la questione. In giugno le corti interessate hanno adottato nuove misure per evitare di contraddirsi di nuovo e l'hanno comunicato al TF. Soddisfatti di queste spiegazioni i giudici di Mon Repos concludono che il reclamo non ha più ragion d'essere. Secondo il legale dei due iraniani, Urs Ebnöther, il dossier dei suoi clienti è ancora pendente. L'UFM non ha statuito sul caso che gli è stato rinviato dal TAF. Non è poi escluso l'inoltro di una nuova domanda d'asilo per il richiedente il cui ricorso era stato respinto. ATS
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