
Lunghi tempi d'attesa durante la procedura di richiesta di asilo in Svizzera peggiorano le opportunità di inserirsi nel mondo del lavoro per gli asilanti riconosciuti. È quanto risulta da uno studio del Fondo nazionale svizzero (FNS), pubblicato in "Science Advances".
Si tratta del primo argomento scientifico a favore della modifica della Legge sull'Asilo (LAsi) accettata con il 66,8% dei suffragi lo scorso 5 di giugno, che mira ad accelerare le pratiche. L'obiettivo è di sbrigare il 60% delle domande in 140 giorni.
"Se un richiedente riceve la decisione di ammissione dopo tre anni invece di due, la sua probabilità di trovare un impiego diminuisce dal 23% al 18%, ossia di oltre un quinto", afferma in un comunicato del FNS il politologo Dominik Hangartner dell'Università di Zurigo.
Secondo gli autori dello studio l'ampiezza dell'effetto negativo della lunga attesa forzata è "sorprendente". E le difficoltà dei richiedenti asilo a trovare un lavoro non possono essere spiegate con altri fattori quali la nazionalità, il sesso e l'età. "Supponiamo che il fatto di dover attendere scoraggi sempre più i rifugiati", sottolinea Hangartner.
Le pratiche più rapide hanno anche un effetto positivo sui costi. Gli autori dello studio calcolano che con un tempo d'attesa ridotto del 10% sia possibile risparmiare cinque milioni di franchi all'anno; ciò grazie a minori spese di prestazioni sociali e a un aumento delle entrate fiscali.
Lo studio del FNS ha analizzato i dati di circa 17'000 rifugiati, registrati dal 1994 al 2004 nel sistema di informazione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Oltre alla durata della procedura d'asilo, questi dati riferiscono anche dell'attività lavorativa durante i cinque anni seguenti l'entrata in Svizzera.
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