
Voleva l'asilo, rischia di ottenere il carcere. Il copilota dell'aereo di Ethiopian Airlines dirottato ieri mattina all'alba a Ginevra deve ora fare i conti con la giustizia elvetica.
Colui che ha fatto atterrare l'aereo in Svizzera anziché a Roma per presentare una domanda di asilo politico nel nostro Paese rischia una condanna fino a 20 anni di carcere, secondo quanto scrive oggi la NZZ.
L'identità dell'uomo è stata nel frattempo resa nota dal governo etiope: il 31enne si chiama Hailemedhin Abera Tegegn e lavora da cinque anni per la compagnia aerea.
Non sono ancora stati chiariti i motivi per cui l'uomo abbia voluto fuggire dal proprio Paese, nel quale dice di sentirsi minacciato. Si sa che in Etiopia le minoranze, etniche o religiose, vengono spesso oppresse con la violenza. Ma Hailemedhin non sembra fare parte di queste minoranze, lui che ha beneficiato di un'ottima formazione e che, lavorando per la compagnia aerea di stato, vanta un salario più che ottimo. "Non è mai stato perseguito in Etiopia e non vediamo per quale motivo avrebbe dovuto fuggire" ha dichiarato un portavoce del governo del paese africano.
E mentre l'Etiopia si interroga sui motivi del "tradimento" del copilota, in Svizzera si parla della sua domanda di asilo. Le chance che venga accettata sono minime. Anche se, tra i vari media che escludono un esito positivo per la sua domanda, vi è pure chi lascia aperta una porta: l'Aargauer Zeitung di oggi sostiene che Hailemedhin potrebbe anche essere accolto nel nostro Paese, visto che secondo la legge, l'inoltro di una domanda di asilo ed il dirottamento non possono essere collegati tra loro. E la percentuale di accettazione delle domande di cittadini etiopi è particolarmente elevata, il 29%. In teoria Hailemedhin potrebbe farvi parte.
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