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Svizzera
Asilo: 70 % rifugiati riconosciuti disoccupato dopo 5 anni, UFM
Redazione
18 anni fa

Solo il 32 % dei rifugiati è professionalmente attivo cinque anni dopo il riconoscimento della domanda di asilo e il 75 % è preso a carico, totalmente o parzialmente, dall'aiuto sociale. Dopo un lustro di residenza riconosciuta nella Confederazione un po' meno dei due terzi intrattiene regolarmente contatti con la popolazione residente. Questi alcuni dei dati di un rapporto pubblicato oggi pomeriggio dall'Ufficio federale della migrazione (UFM) intitolato "Controlling dell'integrazione dei rifugiati". Il rapporto riunisce rilevamenti fatti fra il 2002 e il 2006 in 21 cantoni (tra cui non figura il Ticino) sull'integrazione professionale e sociale, stato di salute e apprendimento delle lingue. Un questionario dettagliato è stato compilato da 2200 rifugiati e assistenti sociali. Le informazioni raccolte corrispondono dunque in gran parte al punto di vista delle persone consultate. Lo studio prende in esame la popolazione dei rifugiati in tre momenti diversi della loro presenza in Svizzera: in occasione della decisione positiva, un anno più tardi e cinque anni dopo la loro entrata nell Paese. Questa distinzione consente di ottenere risultati che tengono conto di come influisca sulla popolazione dei rifugiati la durata della loro presenza in Svizzera. Al momento della decisione positiva, oltre il 20 % dei rifugiati esercita un'attività lavorativa. Questa percentuale diminuisce di cinque punti percentuali un anno dopo, ma poi si attesta a oltre il 30 % cinque anni più tardi. Per spiegare il calo nel periodo che segue il riconoscimento gli autori del rapporto formulano due ipotesi, confortate da altri dati raccolti. Dopo la regolarizzazione della situazione, le persone da un lato intraprendono o approfondiscono la loro formazione professionale e linguistica, dall'altro devono affronatre obblighi famigliari (in particolare a causa del ricongiungimento autorizzato con il cambiamento di statuto). Il tasso di occupazione delle donne è sensibilmente inferiore a quello degli uomini, indipendentemente dal periodo trascorso nella Confederazione. Per l'UFM la ragione risiede nel ruolo della donna in talune etnie e nel suo ruolo nell'educazione dei figli. Il tasso di occupazione varia sensibilmente da cantone a cantone, senza che per gli autori della ricerca sia possibile trarre conclusioni sulle cause. Non vi sono ad esempio tendenze che oppongono piccoli e grandi cantoni o regioni urbane e rurali. Ginevra, che ha un forte tasso di disoccupazione (7 %), ha ottimi risultati nell'inserzione professionale dei rifugiati (il 32 % lavora dopo cinque anni di residenza). Al contario Friburgo, con una disoccupazione del 3 %, inferiore alla media svizzera del 2006 (3,3 %) ottiene pessimi risultati (12 %) in confronto a cantoni con una situazione simile (Sciaffusa, 18 %; Turgovia, 20 %; Argovia, 18 %). I dati cantonali vanno talora letti con prudenza dato che il campione di rifugiati interrogati ha dimensioni molto diverse. ATS

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