
Sono due esponenti di vertice della cosca della 'ndrangheta di Condofuri, padre e figlio, i due italiani arrestati oggi in Vallese in un'operazione congiunta tra la Polizia di Stato italiana e quella elvetica.
I due erano latitanti dal 2013 per associazione mafiosa e riciclaggio di denaro, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa italiana ANSA.
L'indagine che ha portato all'arresto dei due esponenti di vertice dalla cosca - Antonio Nucera, detto Ntonaci, 60 anni il padre, Francesco Nucera 34 il figlio - è stata condotta dagli uomini del Servizio centrale operativo e da quelli delle squadre mobili di Torino e Verbania, che da tempo indagavano sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nell'alto Piemonte.
Secondo quanto emerso dalle indagini i due, che facevano parte di una rete operante in Svizzera, riciclavano e reimpiegavano i proventi della cosca. Padre e figlio erano stati individuati da qualche tempo ma il via libera all'operazione è arrivato dalle autorità svizzere soltanto stamattina, in concomitanza con l'operazione che ha portato all'arresto di altri 13 presunti esponenti della 'ndrangheta in Svizzera. Padre e figlio sono stati catturati entrambi nel Canton Vallese: il primo a Visp, il secondo a Stalden.
Le operazioni si sono svolte nello stesso momento, ma hanno dunque preso di mira due cosche della 'ndrangheta distinte. Gli arresti effettuati in Vallese sono legati ad un'inchiesta che da Reggio Calabria si snoda nell'Alto Piemonte e giunge fino in Svizzera. La decina di arresti nel Canton Turgovia sono invece legati all'articolazione territoriale denominata "Società di Frauenfeld" dipendente dal "Crimine di Polsi" con collegamenti alla "Società di Rosarno" ed alla "Locale di Fabrizia", una cosca attiva in Svizzera da 40 anni.
Due degli arrestati erano già stati fermati il 22 agosto 2014, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa italiana ANSA. L'accusa è di associazione di tipo mafioso, aggravata dalla transnazionalità, per i reati commessi in Italia e Svizzera da un gruppo criminale organizzato. Le indagini, avviate dai Carabinieri di Reggio Calabria nel gennaio del 2012, hanno consentito di confermare l'esistenza e l'operatività del "Locale" di Frauenfeld, con a capo Antonio Nesci, e di individuarne gli associati, i ruoli e le cariche e soprattutto di verificarne la dipendenza al "Crimine" calabrese, per il tramite di Giuseppe Antonio Primerano, la cui figura era stata riconosciuta sia in Calabria, ove era "accreditato" presso il "Crimine" sia all'estero, in Germania e in Svizzera.
Primerano giocava un ruolo cardine all'interno dell'organizzazione. Stando alle indagini svolte durante l'operazione "Il Crimine" è emerso che Primerano era la persona cui Antonio Nesci avrebbe dovuto far riferimento per ottenere l'autorizzazione ad estendere il dominio territoriale olte che in Svizzera anche in altre località tedesche. Primerano è stato condannato nel luglio 2013 a 13 anni di reclusione per il reato di associazione di tipo mafioso. Nesci, dal canto suo, è stato condannato nell'ottobre scorso a 14 anni di reclusione per lo stesso crimine.
Ecco tutti gli arrestati: si tratta del 61enne Rocco Antonio Cirillo, del 39enne Giovanni Demasi, del 53enne Nazareno Salvatore Demarsi, del 74enne Antonio Salvatore Greco, del 38enne Sandro Iacopetta, del 57enne Cosimo Laporta, del 44enne Francesco Lombardo, del 61enne Cosimo Montagnese, del 54enne Raffaele Monteleone, del 50enne Brunello Nesci, del 49enne Giulio Nesci e del 57enne Angelo Rullo.
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