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Svizzera
Arrestato per soggiorno illegale, vince il ricorso
Arrestato per soggiorno illegale, vince il ricorso
Arrestato per soggiorno illegale, vince il ricorso
Redazione
10 anni fa
Il TF ha dato ragione a un cittadino algerino. Prevale la direttiva UE: carcere se si oppone attivamente al rimpatrio

Era stato arrestato nell’aprile del 2015 per aver soggiornato illegalmente in territorio elvetico dal 22 luglio 2014 al 19 aprile 2015, senza documenti e mezzi finanziari per sostenersi e nonostante un divieto di entrata in Svizzera valido da agosto 2013 a novembre 2017. Per questo motivo il Tribunale penale cantonale ginevrino lo aveva condannato a 45 giorni di prigione ai sensi dell’Art. 115 della Legge federale sugli stranieri. Un suo primo ricorso alla Corte d'appello e di revisione penale è stato respinto il 15 dicembre 2015 e la questione è arrivata fino al Tribunale federale, che si è espresso in merito negli scorsi giorni.

L’uomo, un cittadino algerino, aveva lasciato il suo Paese nel 2007 e si trovava in Svizzera dall'anno successivo fino al momento della procedura di rimpatrio spiccata nei suoi confronti nel marzo del 2011. Nel suo ricorso aveva ammesso il soggiorno illegale chiedendo però la revoca dell’arresto (ritenuta contraria alla 'Direttiva rimpatri' dell'Unione europea) e l’assistenza giudiziaria. La Corte d'appello aveva giustificato la pena detentiva in quanto l'uomo aveva più volte comunicato di non voler tornare in Algeria. Dal momento che lo Stato africano non ammette rimpatri forzati, la Corte aveva ritenuto che questi due elementi fossero più che sufficienti per rendere 'impossibile' il rimpatrio. 

I giudici di Mon Repos hanno però dato ragione al ricorrente in quanto una pena detentiva è ammessa solo se la persona oggetto delle decisione di rimpatrio vi si oppone attivamente, ad esempio mentendo alle autorità oppure opponendo resistenza. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, infatti, l’Art. 115 delle Legge federale sugli stranieri deve essere interpretata conformemente alla giurisprudenza dell’Unione europea.

Nella sentenza del 7 dicembre scorso i giudici hanno quindi rinviato il caso alle autorità cantonali ginevrine per una nuova decisone.

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