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Svizzera
Arrestato aspirante jihadista a Zurigo
Redazione
11 anni fa
Il 25enne cittadino svizzero voleva prendere un volo diretto a Istanbul per raggiungere presumibilmente la zona dei combattimenti tra Siria e Iraq

Un 25enne cittadino svizzero è stato arrestato ieri all'aeroporto di Zurigo-Kloten mentre tentava di imbarcarsi su un volo diretto a Istanbul. Secondo le indagini della polizia, il giovane voleva raggiungere la zona dei combattimenti al confine tra Siria e Iraq. Lo comunica il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) in una nota. 

Il fermo è avvenuto grazie alla collaborazione con la Polizia giudiziaria federale (PGF) e la polizia cantonale zurighese. Il 25enne, domiciliato nella regione di Zurigo, è sospettato di partecipazione a un gruppo illecito ai sensi dell'articolo 2 della legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato islamico» nonché le organizzazioni associate. Le autorità lo accusano inoltre di sostegno ad un'organizzazione criminale.

Secondo l'MPC, l'arresto di ieri dimostra "il sistematico perseguimento di tutte le persone che in Svizzera tentano di partecipare al terrorismo di matrice jihadista". Il Ministero pubblico indaga attualmente su una ventina di persone.

Due persone sono già state condannate lo scorso anno dal Tribunale penale federale (TPF) ad una pena detentiva di due anni con e senza sospensione condizionale per "sostegno a un'organizzazione criminale e pubblica istigazione alla violenza (propaganda su internet per una rete terroristica)" in seguito all'accusa dell'MPC.

Tre iracheni si trovano inoltre in detenzione da marzo 2014 nell'ambito di un procedimento in corso. Sono sospettati di aver pianificato un attentato terroristico in Europa per lo Stato islamico. Nel marzo 2015, la loro incarcerazione è stata prolungata di sei mesi, ha precisato il Ministero pubblico. La promozione dell'accusa al TPF è prevista per la prossima estate.

La notizia dell'arresto odierno del venticinquenne giunge parallelamente ad un fermo di un cittadino svizzero in Turchia - confermato dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) - che nel frattempo è rientrato in Svizzera.

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