
Contro la volontà del Parlamento, il Consiglio federale non intende per ora firmare il Trattato sul divieto delle armi nucleari (TPNW). Il Governo vuole eseguire entro la fine del 2020 una nuova analisi della situazione per un'eventuale adesione della Svizzera, indica una nota odierna del del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). L'anno scorso, le due Camere del Parlamento avevano adottato una mozione del consigliere nazionale Carlo Sommaruga (PS/GE) che invitata il Consiglio federale a firmare e ratificare il TPNW senza esitazioni. Questa mozione era stata adottata dalla Camera del popolo nel giugno 2018 e da quella dei Cantoni lo scorso dicembre.
Tra le due sessioni, il Consiglio federale aveva giustificato la propria posizione attendista col fatto che un'adesione elvetica sarebbe in conflitto col ruolo di costruttrice di ponti della Svizzera. Quasi tutti i Paesi europei sono critici nei confronti del trattato, poiché per ora esso indebolirebbe la sicurezza europea anziché rafforzarla, aveva dichiarato per esempio davanti ai "senatori" il ministro degli esteri Ignazio Cassis. Il Consiglio federale, per bocca di Cassis, prevedeva di riesaminare la sua posizione nei confronti del trattato in vista della prima conferenza di esame, cinque anni dopo la sua entrata in vigore prevista nel 2020. Oggi il Consiglio federale, pur rimanendo fermo sulla sua posizione attendista, ha deciso di accelerare il processo di esame anticipando l'analisi della situazione a fine 2020 e non più a fine 2025.
Secondo l'esecutivo, nell'esame del trattato sarà necessario tenere conto di eventi importanti come il recente ritiro degli Stati Uniti e della Federazione russa dal Trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF). Questo processo permetterà di aggiornare il rapporto interdipartimentale (DFAE, DDPS, DEFR, DATEC) del gruppo di lavoro incaricato dell'analisi del Trattato sul divieto delle armi nucleari, rapporto pubblicato nel giugno del 2018 e sul quale il governo aveva basato la propria posizione nell'agosto del 2018. Stando alla nota, indipendentemente dalla posizione nei confronti del TPNW, la Svizzera dovrà comunque continuare a impegnarsi a favore del disarmo nucleare. La Confederazione condivide l'obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari e intende contribuire, in qualità di mediatore, all'attuazione di misure pratiche in collaborazione con tutti gli Stati.
L'Esecutivo ribadisce inoltre che, dal punto di vista della Svizzera, è difficile immaginare come le armi nucleari possano essere utilizzate nel rispetto delle disposizioni del diritto internazionale pubblico, in particolare quelle del diritto internazionale umanitario. Il Trattato sul divieto delle armi nucleari è stato negoziato in seno all'ONU nel 2017. Purtroppo, sottolinea il DFAE, le potenze nucleari e la maggior parte dei loro alleati non hanno partecipato a queste discussioni, ciò che Berna deplora perché indebolisce il Trattato. Il TPNW è stato adottato con 122 voti favorevoli, uno contrario e un'astensione. La Svizzera si è dichiarata a favore dell'adozione in seno all'ONU, rilasciando tuttavia una dichiarazione di voto in cui metteva in evidenza una serie di questioni aperte.
Il TPNW sancisce, per la prima volta, un divieto totale ed esplicito delle armi nucleari ispirato dal diritto internazionale umanitario. Proibisce di usare tali armi, minacciarne l'uso, produrle, stoccarle, acquistarle, detenerle, stazionarle, trasferirle e testarle, oltre a vietare il sostegno a queste attività. Finora è stato ratificato da 22 Stati. I Paesi europei sono poco rappresentati e la posizione degli Stati neutrali non è uniforme. La sua entrata in vigore è subordinata alla ratifica da parte di 50 Stati.
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