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Svizzera
Arena, Cassis difende la neutralità svizzera: «Siamo stati, siamo e resteremo neutrali»
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
5 ore fa
Il consigliere federale Ignazio Cassis ha difeso la posizione del Consiglio federale sulla nuova iniziativa popolare dell’UDC in materia di neutralità, sulla quale il popolo svizzero voterà il 27 settembre

Nel dibattito televisivo di «Arena», sulla SRF, il consigliere federale Ignazio Cassis ha difeso la posizione del Consiglio federale sulla nuova iniziativa popolare dell’UDC in materia di neutralità, sulla quale il popolo svizzero voterà il 27 settembre. Secondo Cassis, la Svizzera è sempre stata, è e resterà neutrale: inserire ulteriori precisazioni nella Costituzione rischierebbe di creare confusione invece di rafforzare il principio.

Il presidente del comitato d’iniziativa Walter Wobmann e la consigliera nazionale UDC Monika Rüegger, ospiti del dibattito assieme a Cassis, hanno invece sostenuto che servano regole più vincolanti. A loro avviso, l’interpretazione flessibile della neutralità rende la Svizzera poco credibile e inaffidabile agli occhi della comunità internazionale e potrebbe esporla a rischi sul piano della sicurezza.

Uno dei punti centrali dello scontro ha riguardato le sanzioni. Wobmann e Rüegger le hanno definite uno strumento di guerra che colpisce soprattutto la popolazione civile, mentre il copresidente del PS Cédric Wermuth, pur riconoscendo i possibili effetti sulle persone, ha detto di ritenere necessario mantenerle contro chi viola il diritto internazionale. Wermuth ha inoltre avvertito che una revoca delle sanzioni contro la Russia avrebbe conseguenze economiche e farebbe apparire la Svizzera schierata dalla parte dell’aggressore. Cassis ha ribadito che le sanzioni sono l’unico modo per condannare concretamente le violazioni del diritto internazionale e affermato che Mosca considera la Svizzera uno Stato «non amico», non una parte belligerante.

Nel confronto è emerso anche il tema delle ingerenze straniere nel voto. Cassis ha definito non decisiva la partecipazione del Cremlino al dibattito pubblico, a condizione che l’origine delle dichiarazioni sia riconoscibile e che gli elettori possano valutarle autonomamente. Wobmann ha criticato a sua volta gli interventi di politici stranieri a favore del «no», sottolineando che nessuno dovrebbe dire alla Svizzera come votare.