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Svizzera
Antidoping: ditta svizzera rivede flaconi per Pyeongchang
Redazione
9 anni fa

Su richiesta del Comitato olimpico internazionale (CIO), la ditta sangallese Berlinger Spezial ha rivisto la produzione dei flaconi per raccogliere le urine degli atleti agli imminenti Giochi invernali. La società è fiera di poter partecipare ancora una volta alla lotta contro il doping. Dieci giorni or sono il CIO e l'Agenzia mondiale antidoping (AMA) hanno evidenziato problemi nell'uso dei nuovi flaconi, del tipo "Geneva", prodotti da Berlinger in vista delle competizioni di Pyeongchang, nella Corea del Sud, da venerdì al 25 febbraio. Il CIO ha chiesto di disporre del kit antidoping precedente, denominato Bereg. Quest'ultimo, costituito di due bottiglie altamente tecnologiche, è stato munito di ulteriori elementi di sicurezza, ha spiegato oggi in una conferenza stampa Andrea Berlinger, Ceo e proprietaria della ditta di Ganterschwil, nel Toggenburgo (SG). L'azienda sta lavorando a pieno regime, giorno e notte, per produrre i circa 4350 kit chiesti dal CIO. Le informazioni pubblicate sulla stampa tedesca, secondo cui i flaconi "Geneva" possono essere aperti con una certa facilità, sono prese molto sul serio da Berlinger Spezial, ha detto durante la conferenza stampa Hans Klaus, portavoce della società. Questi ha invece smentito la possibilità di falsificare le bottiglie: gli esperti della ditta sono in grado di riconoscere eventuali falsificazioni "con una certezza del 100%", ha affermato Klaus. "Il nostro credo è che vogliamo fornire un contributo a uno sport pulito", ha dichiarato Berlinger. Una sicurezza al 100% nella lotta al doping comunque non c'è. Berlinger Spezial AG, che ha un organico di un centinaio di persone, è il fornitore principale di flaconi per la raccolta di campioni per le analisi antidoping sin dai Giochi di Sydney, in Australia, del 2000. I flaconi erano stati inventati dal responsabile della tecnica presso Berlinger, Karl Egli, deceduto nel 2012 ed egli stesso sportivo. Nei controlli vengono utilizzati due flaconi per due distinte analisi. Il secondo campione viene congelato e analizzato solo qualora un atleta metta in discussione l'esito del primo esame. In occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, quattro anni fa, i flaconi di atleti russi erano stati aperti e il loro contenuto sostituito. In seguito alle manipolazioni il Comitato olimpico nazionale russo è stato sospeso dai Giochi di Pyeongchang. Il CIO ha comunque autorizzato 169 atleti controllati individualmente a partecipare alle competizioni sotto bandiera olimpica. Il primo di febbraio, il Tribunale arbitrale dello sport (TAS) di Losanna ha annullato la squalifica a vita per 28 dei 43 atleti russi accusati di doping. La decisione ha fatto seguito al ricorso in appello inoltrato al TAS dagli atleti condannati per uso di sostanze dopanti a Sochi nel 2014. Nelle motivazioni il TAS spiegava che per questi 28 atleti "le prove raccolte sono insufficienti per stabilire una violazione delle regole antidoping. Rispetto a questi 28 atleti, i ricorsi vengono accolti, le sanzioni annullate e i loro risultati individuali raggiunti a Sochi 2014 vengono ripristinati". Resta invece la squalifica a vita per gli altri 15 atleti russi coinvolti nello scandalo doping. Tredici dei "graziati" dal TAS non sono più attivi. Tra gli altri 15, due sono allenatori. Questi 15 probabilmente non potranno comunque partecipare alle Olimpiadi di Pyeongchang. La richiesta di ammissione presentata dal comitato russo dopo la sentenza del TAS è stata rigettata il 4 febbraio dalla commissione ad hoc del CIO presieduta dall'ex ministra dello sport francese Valérie Fourneyron (socialista) e dal capo del dipartimento investigativo dell'AMA, Günter Younger. "Abbiamo riesaminato i casi uno per uno - scrive Fourneyron - rilevando che rispetto al rapporto su cui si è basato il TAS ci sono elementi nuovi che fanno sorgere ulteriori seri dubbi sull'integrità di tutti gli interessati. Il database Lims (con il backup completo di dieci anni di attività del laboratorio di Mosca, recuperato pochi mesi fa tramite un "pentito") indica l'uso di sostanze proibite, la manipolazione dei profili steroidei e fornisce altre informazioni che non possono far ritenere puliti questi atleti". Oggi, a due giorni dall'inizio dei Giochi, i quindici hanno fatto ricorso contro questa decisione rivolgendosi nuovamente al TAS.

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