
Nel maggio scorso la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva comunicato la sua intenzione di revocare il passaporto rossocrociato a Christian I., un 19enne presunto jihadista di Wintherthur dalla doppia nazionalità svizzera e italiana (vedi articolo suggerito).
Dopo i recenti fatti di cronaca legati al terrorismo e al processo appena conclusosi a Bellinzona, la questione è tornata d'attualità anche a Berna.
Da più di 60 anni è infatti in vigore una disposizione particolare che consente di ritirare il passaporto elvetico a cittadini con la doppia nazionalità la cui condotta reca una grave minaccia agli interessi o alla reputazione della Confederazione. La revoca del passaporto è una misura amministrattiva che la SEM è autorizzata ad attuare in accordo con il Servizio delle attività informative della Confederazione e le autorità cantonali.
Trattandosi di una disposizione vecchia di qualche decennio – e che quindi non contemplava il termine "jihadista" e tutte le sue implicazioni – la SEM ha deciso di chiedere un parere legale al professor Alberto Achermann.
Come riportato dal Blick, Acherman dubita della legalità di un ritiro del passaporto in quanto nella disposizione vi sono diverse questioni aperte ancora irrisolte. Si tratta, secondo il professore, di domande senza risposta che occorre chiarire prima di procedere.
In primis, uno jihadista deve essere stato effettivamente condannato prima che gli si possa ritirare il passaporto? È sufficiente sostenere indirettamente l'ISIS oppure bisogna aver combattuto in prima persona? E cosa succede se anche l'altro Paese dovesse decidere di ritiragli il passaporto?
La conclusione di Achermann è che tale procedura collide con diversi diritti fondamentali ancorati nella Costituzione svizzera. Semaforo rosso, quindi.
Ma la Confederazione ha deciso di ignorare il parere di Acherman e di tirare dritto: al jihadista di Winterthur verrà ritirato il passaporto elvetico.
È difficile che si scateni una battaglia legale a tal proposito in quanto l'uomo è tuttora disperso in Siria. "Probabilmente è anche già morto", fanno sapere dalla SEM.
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