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Svizzera
Annuncio dei posti vacanti, contributo di Berna ai Cantoni
Annuncio dei posti vacanti, contributo di Berna ai Cantoni
Annuncio dei posti vacanti, contributo di Berna ai Cantoni
Redazione
7 anni fa
2020 la Confederazione parteciperà ai costi per il controllo dell'obbligo di annuncio adottato dopo il 9 febbraio

Dal 2020 la Confederazione parteciperà ai costi, oggi a carico esclusivo dei Cantoni, per il controllo dell'obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti, misura adottata dopo l'approvazione dell'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa". Oggi il Consiglio federale ha inviato al Parlamento la necessaria modifica legislativa.

La partecipazione di Berna ai costi è una richiesta esplicita delle autorità cantonali. Il Consiglio federale si è detto disposto contribuire, ma per farlo occorre una base legale oggi mancante. Da qui la proposta di modifica legislativa che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2020.

Nel frattempo, per la fase iniziale di attuazione dell'obbligo di annuncio (dal 1° luglio 2018 al 31 dicembre 2019), non potrà essere concessa una partecipazione finanziaria da parte della Confederazione. La riforma, precisa ancora l'esecutivo, conferirà anche alle autorità federali la competenza di adottare - se necessario - disposizioni esecutive quanto al tipo e alla portata dei controlli.

Con l'obbligo di annunciare i posti vacanti, i datori i lavoro sono tenuti a segnalare agli uffici regionali di collocamento (URC) gli impieghi disponibili nelle professioni il cui tasso di disoccupazione è almeno dell'8% (5% dal 2020), prima di pubblicarli su altre piattaforme. Per cinque giorni feriali le persone in cerca d'impiego iscritte presso un URC avranno accesso esclusivo a questi posti.

Così facendo avranno un vantaggio in confronto a tutti gli altri candidati. Lo scopo è quello di valorizzare maggiormente il potenziale di manodopera locale.

Il dovere di segnalazione rappresenta quella che è stata chiamata "preferenza indigena light", decisa dal Parlamento dopo lunghe discussioni e polemiche per applicare l'articolo 121a della Costituzione (introdotto appunto con l'iniziativa dell'iniziativa dell'UDC sull'immigrazione di massa) senza intaccare la libera circolazione delle persone prevista dagli accordi bilaterali con l'Unione europea

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