
Ankara aveva promesso “ripercussioni” nei confronti dei cittadini turchi residenti in Svizzera sospettati di essere dei sostenitori della presunta mente del fallito golpe orchestrato contro il presidente Recep Tayyip Erdoğan.
Il primo destinatario di un provvedimento da parte della Turchia è stato Ozan Topal, un 42enne di Basilea. Attivista politico? Sostenitore di Gülen? Islamista? Oppure pericoloso oppositore di regime rifugiato in Svizzera?
Niente affatto, il signor Topal è un innocuo… oste.
Il suo crimine? L’aver twittato una frase al veleno contro il figlio del Primo ministro turco Binali Yildirim.
Come riportato dalla Tageswoche, Topal ha postato nelle scorse settimane un cinguettìo che non è piaciuto al premier: “Binali Yldirim sostiene che il nostro futuro è più roseo, evidentemente suo figlio deve aver smesso di puntare sui numeri anziché sul rosso”.
Il riferimento, nemmeno troppo velato, è rivolto ai presunti problemi con il gioco d’azzardo del figlio di Yldirim. Il quale, dal canto suo, non ha apprezzato l’ironia del suo connazionale, tanto da inviargli una email – stavolta senza ironia – nella quale lo si informava di una denuncia presentata dalla stessa famiglia del premier.
“Ho paura a tornare in Turchia – ha confessato Topal alla Weltwoche – il tutto per una semplice battuta!”
“Sto pensando si restituire il passaporto turco, qui in Svizzera mi sento più a casa che in Turchia”, ha comncluso Topal, che risiede in Svizzera da 28 anni.
L'albergatore è sempre stato critico nei confronti di Erdogan, mentre suo padre ha addirittura trascorso due anni di carcere per essersi iscritto "nel partito sbagliato". Sui social ha espresso raramente la sua opinione, limitandosi ad alcuni commenti con pochi amici intimi.
La giudice del Tribunale penale di Basilea Derya Sahin ammette che se Topal dovesse rientrare in patria, rischierebbe l'arresto. Nel frattempo, l'uomo ha cancellato il tweet incriminato e sta meditando di vendere il suo appezzamento di terreno che aveva acquistato in Turchia diversi anni fa.
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