
L'iniziativa sull'AVS, bocciata alle urne lo scorso 30 novembre, è stata approvata in particolare dai romandi e dalle persone vicine all'età di pensionamento. Nonostante due votanti su tre fossero d'accordo con il principio dell'iniziativa, alla fine hanno avuto la meglio i timori legati all'economia. È quanto rileva l'analisi VOX pubblicata oggi e realizzata dall'Università di Zurigo e dall'istituto gfs.bern. I cittadini che hanno votato "no" (58,6%) temevano che una flessibilizzazione dell'età di pensionamento avrebbe pesato troppo sulle casse dell'AVS e sull'economia. Ritenevano inoltre che l'evoluzione demografica non avrebbe permesso un ampliamento delle prestazioni. Numerosi contrari pensavano che se lo Stato andava in soccorso delle banche, poteva farlo anche per l'AVS: il denaro sarebbe stato sufficiente. Alla fine si sono però lasciati convincere dall'argomento opposto, secondo cui, vista la minaccia di recessione economica, non si potevano gravare ancora di più le casse dell'AVS. Anche l'età e la lingua hanno avuto un ruolo importante nella votazione. Ancora una volta si è fatto sentire il famigerato "Rösti-Graben": mentre nella Svizzera tedesca è chiaramente prevalso il "no", nei cantoni romandi la quota dei favorevoli è stata superiore o di poco inferiore al 50%. Tra i fautori più convinti vi erano pure i ticinesi (59,7%). La percentuale di favorevoli raggiunge il culmine (57%) tra le persone che si avvicinano alla pensione (50-59 anni). Solo un ultra-settantenne su quattro (27%) ha invece sostenuto l'iniziativa dei sindacati. Per quanto riguarda l'iniziativa sull'imprescrittibilità dei reati di pornografia infantile, approvata dal 51,9% dei votanti, non c'è stata una vera e propria campagna e i partiti si sono profilati poco. Stando all'analisi Vox, più delle simpatie politiche si sono rivelati decisivi i sentimenti soggettivi: le persone particolarmente toccate e preoccupate da questo tema hanno quindi deposto un "sì" nelle urne. I favorevoli erano coscienti delle lacune dell'iniziativa, vale a dire la formulazione poco chiara. Alla fine si sono però lasciati convincere dall'argomento secondo cui gli abusi sui bambini erano un delitto talmente grave che bisognava fare di tutto per condannare i colpevoli, sostengono gli autori dello studio. ATS
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