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Diplomazia
Ambasciatrice in chador, Cassis difende la scelta di inviare una donna a Teheran
© Twitter
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Keystone-ats
4 anni fa
Per il consigliere federale, la presenza di una donna alla testa della sede diplomatica di Teheran è "il simbolo più forte" da parte della Confederazione. L'ambasciatrice era stata criticata per avere indossato il velo durante una visita al santuario di Qom. Cassis si è pure espresso sul piano cinese per l'Ucraina: "Lo accogliamo favorevolmente".

Dopo che il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) la scorsa settimana si è limitato a replicare per iscritto alle critiche all'ambasciatrice svizzera in Iran Nadine Olivieri Lozano per aver visitato con un chador un santuario della città di Qom, oggi a Ginevra, a margine della riunione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il capo del DFAE, Ignazio Cassis, ha difeso la presenza di una donna nella missione elvetica a Teheran.

"Il simbolo più forte"

Per i diritti delle donne, è "il simbolo più forte" da parte della Svizzera, ha detto il consigliere federale in una conferenza stampa. Il capo della diplomazia elvetica ha comunque ammesso di essersi chiesto se la miglior cosa da fare non fosse stata "di inviare un uomo (all'ambasciata svizzera in Iran). Ma avremmo dato il segnale opportuno?".

"Gli ambasciatori devono rispettare le leggi del paese in cui si trovano"

Per finire, ha detto il ticinese, è giunto alla conclusione che un'ambasciatrice donna a Teheran avrebbe prodotto un messaggio importante, nonostante le "difficoltà" di una simile situazione. Per lui, è totalmente inaccettabile che visite in cui Olivieri Lozano è tenuta a indossare il chador siano cancellate. "I nostri ambasciatori sono tenuti a seguire la legge del paese in cui si trovano. Lo stesso vale per gli ambasciatori stranieri in Svizzera", ha insistito il capo del DFAE. L'ambasciatrice deve poter adempiere agli impegni relativi al suo mandato.

Le critiche degli attivisti

La immagini di Olivieri Lozano a Qom con indosso il chador nero, pubblicate dall'agenzia di stampa degli studenti iraniani Isna, hanno suscitato critiche da parte di attivisti iraniani. "Indossare il velo conservatore è esattamente ciò che non si dovrebbe fare, mentre le coraggiose donne iraniane hanno rischiato tutto per la libertà", ha ad esempio scritto su Twitter l'attrice britannico-iraniana Nasanin Boniadi.

"Posizione inequivocabile della Svizzera"

Il consigliere federale ha ribadito che la posizione della Svizzera riguardo alla repressione delle manifestazioni di piazza in Iran da parte del regime dopo la morte della giovane Mahsa Amini, fermata dalla polizia perché indossava il velo in modo scorretto, è stata inequivocabile. Ha ricordato le sue condanne in prima persona in diverse occasioni con suoi interlocutori iraniani. "La situazione non evolve nella direzione auspicata dalla Svizzera", ha dichiarato. Questo è vero sia all'interno che all'esterno del paese, a causa dello stallo dei colloqui sull'accordo sul nucleare e della guerra in Yemen.

Sostegno al ruolo di potenza protettrice

In questo contesto, Cassis ha nuovamente difeso il mandato della Svizzera come potenza protettrice per contro degli Usa a Teheran. "Qualcuno deve far passare i messaggi" e questi a volte sono "duri", ha detto.

Nessun incontro con il ministro degli esteri iraniano

Cassis non ha commentato la dichiarazione che dovrebbe essere approvata oggi pomeriggio dal Consiglio nazionale a favore dei diritti umani in Iran. Il governo lascia che il potere legislativo faccia il suo lavoro, ha detto. Il capo del DFAE ha anche indicato di non avere in programma un incontro con il suo omologo iraniano Hossein Amir-Abdollahian, considerato come un falco all'interno del regime e presente a Ginevra oggi. Alcuni iraniani hanno manifestato oggi sulla Place des Nations, davanti alla sede ginevrina dell'Onu. Varie organizzazioni non governative hanno chiesto di boicottare il ministro degli esteri iraniano.

"Accogliamo favorevolmente il piano cinese per l'Ucraina"

A margine della riunione, Cassis ha commentato anche il piano cinese relativo alla guerra in Ucraina, parlando di documento "importante" dalla "portata simbolica". È infatti la prima volta che Pechino si esprime in maniera così chiara sul conflitto, ha dichiarato il consigliere federale. La Svizzera accoglie favorevolmente tale piano, ha sottolineato il ministro. Stando a Cassis, se la Cina vuole adoperarsi per la pace Berna sosterrà questa volontà. L'offerta elvetica di agire da intermediario fra ucraini e russi resta invece sospesa in attesa di una decisione di Mosca, mentre Kiev si è già detta favorevole, ha poi ricordato. "La risposta non è stata 'no', bensì 'non ora'", ha affermato in tal proposito il ticinese.

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