
In Svizzera circa 100'000 persone soffrono di demenza ed entro il 2030 tale cifra rischia di raddoppiare. Per fronteggiare tale evoluzione, favorita dall'invecchiamento della popolazione, l'Associazione Alzheimer Svizzera (ALZ) ha lanciato un appello in favore di una strategia coordinata a livello nazionale. Attualmente il 60% delle persone colpite da demenza vive a casa e viene aiutato dai familiari, ha spiegato oggi durante una conferenza stampa a Berna Myrtha Welti, presidente di ALZ. A suo avviso ciò rispecchia la volontà dei pazienti e costituisce una soluzione meno costosa rispetto alle case di cura. In futuro - ha osservato Welti - sarà però sempre più difficile curare i pazienti a casa: le persone che vivono da sole tendono ad aumentare e i familiari sono meno disponibili, in particolare a causa del lavoro, che occupa viepiù anche le donne. Di conseguenza vi sarà una domanda crescente di posti di cura e un'esplosione dei costi, ha avvertito il consigliere nazionale Jean-François Steiert (PS/FR). Secondo il suo collega Reto Wehrli (PPD/SZ), i costi per la sanità pubblica ammonteranno a oltre 10 miliardi di franchi all'anno. Per Steiert ci vuole quindi una politica nazionale contro la demenza, infermità attualmente affrontata in modo poco coordinato. L'ALZ intende raggiungere tale obiettivo in due modi: da un lato con un manifesto, firmato da 15'000 persone e consegnato oggi al Dipartimento federale dell'Interno. Il documento chiede in particolare di migliorare le condizioni quadro per curare i pazienti a casa. Ciò potrebbe avvenire promuovendo le diagnosi precoci, potenziando le terapie, rendendo più accessibili le cure e sgravando i familiari. D'altro lato Steiert e Wehrli durante la sessione estiva intendono inoltrare una mozione che esorta la Confederazione a mettere in piedi una strategia nazionale e un monitoraggio costante dei costi provocati dalla demenza. ATS
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