
La crisi finanziaria del 2008 continua ad allungare la sua ombra su Credit Suisse: sulla banca elvetica pende la minaccia di azioni legali per 1,4 miliardi di dollari legate all'allora crack immobiliare. Il dato è stato calcolato dal Financial Times (FT), che sottolinea come l'istituto abbia accantonato per vertenze legali un importo ben inferiore, pari a 681 milioni di dollari.
Le cause riguardano ancora la vendita di titoli garantiti da prestiti ipotecari subprime (RMBS). Nel 2016 la banca sperava di aver archiviato la pendenza, dopo aver concordato negli Usa il pagamento di una sanzione di 5,3 miliardi di dollari. Ma ora - afferma il quotidiano finanziario inglese - almeno una dozzina di investitori minacciano di trascinare Credit Suisse in tribunale. Un primo processo è in agenda in gennaio a New York e riguarda tre trust che rappresentano gli interessi di altrettanti hedge fund.
Secondo il FT Credit Suisse nega categoricamente di aver ingannato gli investitori attraverso gli RMBS. Le perdite - afferma l'istituto - non sono state causate dalle azioni della banca, ma dal crollo del mercato immobiliare americano e dal generale andamento dell'economia.
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