
In futuro sarà possibile, a determinate condizioni, esportare materiale bellico anche verso Paesi implicati in un conflitto armato interno. Lo ha deciso oggi il Consiglio federale incaricando il Dipartimento federale dell'economia (DEFR) di sottoporgli una proposta di modifica della pertinente ordinanza. Attualmente le esportazioni di armamenti non sono possibili se il Paese di destinazione è implicato in un conflitto armato interno o internazionale. Non è quindi possibile fare una distinzione in base al tipo di materiale esportato e al destinatario finale. Con la modifica dell'ordinanza auspicata dal governo si potrebbe invece valutare in maniera più flessibile le esportazioni. Gli obblighi internazionali della Svizzera e i suoi principi di politica estera verrebbero in ogni caso mantenuti.
Indignata la sinistra
L'allentamento delle regole suscita indignazione nelle file della sinistra. Il governo è accusato di inchinarsi all'industria delle armi.
Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann pende dalle labbra dell'industria bellica, ha affermato la consigliera nazionale socialista Claudia Friedl, citata in un comunicato del partito. Il PS chiede di rispettare le norme attuali e di fermare i permessi di export verso Paesi coinvolti in conflitti.
Anche i Verdi si sono espressi in modo critico. La decisione del governo è ad esempio considerata inaccettabile da Balthasar Glättli, membro della Commissione della politica di sicurezza del Nazionale. Agendo così, l'esecutivo mette in pericolo la possibilità della neutrale Svizzera di offrire i suoi servizi per superare i conflitti armati: "chi fornisce armi a una parte in causa non viene visto come un mediatore imparziale".
Non si è fatta attendere nemmeno la reazione del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), che valuta la decisione come diametralmente opposta alla neutralità elvetica.
Soddisfatti Swissmen e UDC
La decisione del governo è invece vista in maniera positiva dall'UDC: "La accogliamo positivamente", ha detto dalla Keystone-ATS il consigliere nazionale Werner Salzmann. Ora sarà possibile garantire i 10'000 posti offerti dal settore in Svizzera, ha aggiunto. La neutralità non è messa in discussione, poiché le esportazioni sarebbero permesse solo verso Paesi implicati in conflitti interni.
La stessa argomentazione viene data dall'organizzazione industriale Swissmem. Le aziende elvetiche devono infatti fare i conti con criteri più severi rispetto alle concorrenti europee, ha sottolineato il portavoce Ivo Zimmermann. Questo sarà vero anche con le nuove norme, "ma si tratta di un passo nella giusta direzione".
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