
Vari sindacati, partiti di sinistra, Chiese e organizzazioni femminili hanno creato oggi un'alleanza per combattere il lavoro domenicale. Sostengono il lancio di un eventuale referendum contro l'estensione, di recente accettata dal Consiglio nazionale, del lavoro sette giorni su sette nei negozi situati nelle stazioni di servizio . Secondo queste organizzazioni, la domenica non deve essere sacrificata sulla base di considerazioni economiche, bensì essere preservata come giorno di riposo, da dedicare alla famiglia e alle attività sociali. Sempre più dipendenti devono tenersi a disposizione del loro datore di lavoro, dal mattino presto alla sera tardi, sette giorni su sette, ha denunciato oggi in una conferenza stampa a Berna, Vania Alleva, vicepresidente dell'Unione sindacale svizzera (USS). La sindacalista se l'è presa in particolare con i gestori del commercio al dettaglio, che "cercano costantemente di estendere le ore di apertura dei negozi". Secondo Erika Hofstetter, del comitato della Lega svizzera delle donne cattoliche, le prime vittime sono le donne. Per loro, il lavoro domenicale è spesso l'unico mezzo per sbarcare il lunario, ha deplorato. Dal canto suo, il presidente della Società svizzera di medicina del lavoro, Klaus Stadtmüller ha elencato i problemi di salute che incontrano i lavoratori: difficoltà ad addormentarsi, sonno frammezzato, mancanza d'appetito, difficoltà a digerire, stress e agitazione. Ad inizio maggio, il Consiglio nazionale ha accettato che le stazioni di servizio restino aperte di notte e la domenica. I sindacati hanno allora minacciato il lancio di un referendum. Il Consiglio degli Stati deve ancora pronunciarsi. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

