
Il Tribunale d’appello basilese ha annullato l’espulsione di un 26enne cittadino iracheno sospettato essere entrato in contattoi con alcune organizzazioni jihadiste attive in Siria tra il 2015 e il 2016. L’uomo, arrivato in Svizzera 20 anni fa grazie allo statuto di asilante, aveva frequentato un liceo basilese e iniziato gli studi di farmacia. Nel 2015 aveva lasciato il Paese per recarsi all’estero. Secondo le autorità, sul fronte iracheno-siriano, dove sarebbe entrato in contatto con alcuni gruppi terroristici. Nell’estate del 2016 era rientrato in Svizzera.
Nel luglio di due anni fa era stato posto in regime di carcerazione in vista di rinvio coatto e l’Ufficio della migrazione basilese gli aveva revocato lo statuto di asilante ritenendolo un pericolo per la sicurezza pubblica. All'epoca, però, il Tribunale federale aveva bloccato la sua espulsione. Nel febbraio scorso, riferiscono la Neue Zürche Zeitung e SRF, il Tribunale d’appello basilese ha deciso che il 26enne, ribattezzato dai media "Alì il farmacista" può restare in Svizzera in quanto. La Corte ha infatti stabilito che, se dovesse tornare in Iraq, l’uomo verrebbe facilmente identificato e rischierebbe così la vita.
La ‘colpa’, ha spiegato la Corte, è dei media, che lo hanno descritto “troppo dettagliatamente” e non hanno anonimizzato a sufficienza le sue fotografie, rendendolo "facilmente identificabile".
(Foto: SRF screenshot)
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

