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Svizzera
Albert Rösti: "L'accordo quadro distrugge la Svizzera"
Albert Rösti: "L'accordo quadro distrugge la Svizzera"
Albert Rösti: "L'accordo quadro distrugge la Svizzera"
Redazione
7 anni fa
Il gruppo democentrista alle Camere ha respinto all'unanimità l'intesa. "Il CF elabori un piano B"

Nella sua forma attuale, l'accordo istituzionale tra la Svizzera e l'Unione europea (UE) "distrugge la Svizzera". Parola del presidente dell'UDC Albert Rösti, che oggi davanti ai media ha dichiarato che il gruppo democentrista alle Camere ha respinto l'intesa all'unanimità. Per Rösti, il Consiglio federale non deve né parafare né firmare l'accordo in questione, ma prepararsi ad elaborare un piano B.

In particolare, l'UDC intende presentare degli atti parlamentari volti a rivitalizzare la Svizzera e renderla più attrattivo per gli investitori esteri.

Stando al consigliere nazionale bernese, l'analisi approfondita dell'accordo istituzionale ha suscitato nel gruppo grande preoccupazione per le conseguenze di un simile testo per la democrazia diretta, la neutralità del Paese e il federalismo. Insomma, questo accordo è contrario a tutto ciò che è la Svizzera, ha aggiunto.

In particolare, il testo negoziato contravviene - a detta di Rösti - alla carta fondamentale poiché mina alla base l'indipendenza e la sovranità del Paese. In particolare, Rösti se l'è presa con il Tribunale arbitrale, a suo dire uno specchietto per le allodole, poiché in ultima istanza sarà la Corte europea di giustizia a dettar legge. Esempi simili sono le intese negoziate dall'Ue con l'Ucraina, la Moldavia e la Georgia.

Secondo l'UDC, un accordo istituzionale in cui una parte deve riprendere il diritto dell'altra equivale a una sottomissione. Insomma, più che un consolidamento della via bilaterale, l'accordo istituzionale rappresenta esattamente il contrario, ossia l'affossamento della via bilaterale e un'adesione strisciante all'Ue.

Oltre a ciò, una spina nel fianco per i democentristi è la possibilità concessa all'Ue di adottare misure equivalenti - né più né meno che sanzioni, secondo Rösti - qualora la Svizzera non dovesse riprendere automaticamente il diritto comunitario in alcuni settori.

Rösti ha anche approfittato della presenza dei media per attaccare il PLR, partito reo di avere cambiato casacca sull'accordo dietro pressione di alcune grandi imprese dirette da stranieri che lo terrebbero "al guinzaglio". Per il presidente dell'UDC, il sì del PLR a questa intesa è una pugnalata alla schiena del Consiglio federale perché impedisce quest'ultimo di intavolare nuovi negoziati con Bruxelles.

Tra gli altri punti problematici dell'accordo, il capogruppo UDC alle Camere federali, Thomas Aeschi, ha citato il costo finanziario dell'operazione dovuto al fatto che la Svizzera sarà obbligata prima o poi ad accogliere le direttive comunitarie sulla cittadinanza. A detta del consigliere nazionale di Zugo, un'eventuale firma dell'intesa renderà inoltre impossibile l'espulsione di criminali stranieri e la gestione autonoma dell'immigrazione.

A disturbare l'UDC è anche la presenza della clausola ghigliottina, che si voleva eliminare, e la questione degli aiuti di Stato. Un sì all'accordo potrebbe significare la fine sia delle garanzie concesse dai cantoni alle rispettive banche sia della promozione economica come praticata oggi.

Quanto alla tanto decantata sicurezza giuridica data dall'accordo, secondo Aeschi il documento ottiene l'obiettivo contrario, dal momento che nessuno può sapere in anticipo come evolverà l'Ue in futuro.

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