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Al via il progetto "Human Screenome" per studiare l'uso dei media
Al via il progetto "Human Screenome" per studiare l'uso dei media
Al via il progetto "Human Screenome" per studiare l'uso dei media
Redazione
7 anni fa
È il primo progetto su larga scala per capire e analizzare in modo dettagliato l'uso dei media e delle tecnologie digitali

Registrare e misurare, momento per momento, non solo quanto tempo si trascorre ma anche cosa si fa davanti ad uno schermo: è l'obiettivo di Human Screenome Project, il primo progetto su larga scala per capire e analizzare in molto ultra-dettagliato l'uso dei media e delle tecnologie digitali e del loro effetto su individui e società.

A spiegarne i dettagli, sulla rivista Nature, sono tre ricercatori dell'università di Stanford, Byron Reeves, Thomas Robinson e Nilam Ram.

La maggior parte degli studi, fatti nel decennio passato sull'effetto dei media, ha il limite di basarsi sui dati auto-riportati dagli utenti, senza contare che le persone di solito tendono a sotto o sovra-riportare il tempo di esposizione, spesso anche nell'ordine di diverse ore al giorno.

Lo Human Screenome Project è uno sforzo collettivo per analizzare tutto ciò che gli individui vedono e fanno sui loro schermi. "Per registrare i cambiamenti momento per momento sullo schermo abbiamo sviluppato la piattaforma Screenomics, che registra, codifica e trasmette le schermate automaticamente ogni 5 secondi quando l'apparecchio è acceso", precisa Reeves.

A differenza di quanto avviene con uno smartwatch, questo approccio è più accurato, segue l'uso di una persona su piattaforme diverse e raccoglie campioni più frequentemente. "Abbiamo così raccolto oltre 30 milioni di schermate di più di 600 persone", continua.

Per ottenere ancora più dati ad alta risoluzione, secondo i ricercatori, gli accademici dovrebbero collaborare con le aziende che li possiedono, come Google, Facebook, Amazon, Apple and Microsoft, oltre che raccogliere i propri stessi dati. "Molti anni e miliardi di dollari sono stati investiti in progetti di questa portata sulle neuroscienze, le particelle della fisica o le scienze planetarie, con buoni risultati - concludono - Ora che gran parte delle nostre vite avviene su uno schermo, questo tipo di strategia potrebbe rivelarsi efficace anche per lo studio dei media".

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