
Un aggressore seriale compare oggi davanti alla giustizia a Renens (VD). Questo vodese di 30 anni si trova al centro di un caso fuori dagli schemi, tanto per la crudeltà degli atti che gli vengono contestati quanto per la durata del procedimento penale avviato nel 2018.
L'uomo è accusato di aver aggredito violentemente una quindicina di persone tra il 2009 e il 2018, spesso giovani donne con cui aveva una relazione, ma anche uomini della sua cerchia.
L'atto d'accusa fa venire i brividi. In oltre 30 pagine, descrive le sevizie e le esplosioni di violenza dell'imputato, che avrebbe inflitto vere e proprie «sedute di tortura» alle sue vittime. Oltre a percosse di ogni tipo, questi «episodi di terrore» comprendevano elettrocuzioni, ustioni, minacce con coltelli, tentativi di strangolamento e annegamento. L'accusato utilizzava inoltre regolarmente una cerbottana per sparare dardi contro le sue vittime.
Complici
La procuratrice incaricata del caso indica che la maggior parte delle vittime si trovava sotto la sua «influenza», e talvolta persino in «uno stato di sottomissione estrema». Diverse hanno quindi rinunciato a sporgere denuncia per «paura di ritorsioni» da parte di quest'uomo, già condannato più volte in passato.
Il percorso di violenza di colui che talvolta chiedeva di essere chiamato «Samaël» - un angelo caduto nella tradizione ebraica - si è concluso con il suo arresto nell'agosto 2018. Pochi giorni prima, accompagnato da tre complici che sono anch'essi processati questa settimana a Renens, aveva teso un'imboscata a un uomo in un rifugio nella regione di Oron (VD). Per diverse ore, il quartetto si era accanito sulla vittima per motivi futili.
Lungo procedimento
Dal suo arresto, l'imputato non ha più lasciato il carcere, per oltre otto anni di detenzione. Durante questo periodo, insolitamente lungo prima di un giudizio, si sono susseguite diverse perizie psichiatriche, talvolta contraddittorie. Il vodese ha chiesto più volte di essere rimesso in libertà, con misure sostitutive, ma senza mai ottenerla.
La durata del procedimento ha inoltre spinto il suo avvocato a rivolgersi al Tribunale cantonale. Questa volta con successo, poiché la Camera dei ricorsi penali ha ritenuto che questo ritardo fosse «ingiustificato». In una sentenza dello scorso marzo, aveva concesso un mese al Ministero pubblico del Nord vodese per concludere l'inchiesta.
Il processo è previsto sull'arco di sette giorni nell'aula cantonale di Renens. L'aggressore deve rispondere di una quindicina di capi d'accusa. L'elenco è più ridotto per i suoi tre complici, accusati in particolare di lesioni personali semplici, sequestro e rapimento con circostanze aggravanti.

