
Oltre 1000 esperti provenienti da più di 70 paesi sono riuniti da domani a venerdì 19 giugno a Davos (GR) per il forum mondiale sulla biodiversità alla ricerca di soluzioni contro l'estinzione delle specie a livello mondiale.
«Dobbiamo andare oltre la semplice descrizione dello stato della biodiversità e passare concretamente all'azione», dice Gabriela Schaepman-Strub a Keystone-ATS. La professoressa di scienze dei sistemi terrestri all'università di Zurigo presiede il forum di quest'anno, il World Biodiversity Forum 2026 (WBF2026).
Sebbene gli Stati di tutto il mondo abbiano concordato obiettivi ambiziosi in materia di biodiversità nell'ambito dell'Accordo di Kunming-Montréal del 2022, la loro attuazione rimane al di sotto delle aspettative. «Gli sforzi si sono intensificati a livello internazionale», sostiene Schaepman-Strub. «Ma non siamo ancora sulla buona strada per raggiungere questi obiettivi entro il 2030».
Biodiversità svizzera sotto pressione
Il divario tra gli obiettivi e la loro attuazione è evidente anche nella Confederazione. «La biodiversità in Svizzera rimane sottoposta a una forte pressione», afferma Lukas Berger, del Forum Biodiversità dell'Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT), il centro di competenza scientifica per questa questione e i servizi ecosistemici nel paese. È vero, il declino ha subito un rallentamento dall'inizio del millennio e si osservano sporadicamente sviluppi positivi. Tuttavia, un terzo di tutte le specie in Svizzera è minacciato.
Secondo Berger, non sono tanto le strategie o le leggi a mancare. Ciò che conta è la loro attuazione. «Le leggi devono essere applicate».
Esistono anche incentivi contraddittori. «Da un lato, cerchiamo di promuovere la biodiversità con finanziamenti. Dall'altro, eroghiamo sovvenzioni ben più consistenti che la danneggiano gravemente», spiega Schaepman-Strub.
L'esperta sottolinea inoltre la responsabilità internazionale della Svizzera. «Dobbiamo parlare con onestà dell'impronta internazionale dei nostri settori finanziario e produttivo». La perdita di biodiversità non avviene solo all'interno dei confini nazionali, ma anche lungo le catene di approvvigionamento globali e a causa degli investimenti all'estero.
Alla ricerca di nuove soluzioni
È in questo contesto che si tiene il WBF2026, organizzato dall'università di Zurigo e intitolato Leading Transformation Together (guidare insieme la trasformazione). A differenza delle conferenze delle Nazioni Unite sulla biodiversità, a Davos i negoziati tra gli Stati non sono al centro del dibattito. Il forum si propone come una piattaforma in cui scienza, economia, politica e società civile cercano insieme soluzioni. «Il suo obiettivo è piuttosto quello di immaginare soluzioni davvero innovative», illustra Schaepman-Strub.
I partecipanti inseriranno questo messaggio in una risoluzione che verrà adottata al termine del forum. Vi esorteranno i governi, le imprese e la società a compiere il passo decisivo «dalle dichiarazioni d'intenti all'attuazione».
La biodiversità, fondamento della vita
«Stiamo cercando di riflettere, al di là dei diversi strati della società, su come dovrebbe essere la biodiversità tra cento anni», spiega Schaepman-Strub. Queste visioni del futuro devono contribuire a definire misure concrete: dalla pianificazione territoriale alle sovvenzioni, passando per le strategie aziendali e le scelte di consumo.
Secondo gli esperti, la tutela della biodiversità non è una causa persa. «Se ci si muove nel modo giusto, si ottengono risultati», afferma Berger. I miglioramenti sono spesso visibili a prima vista, ad esempio nei giardini, nei terreni riqualificati o negli habitat interconnessi.
Per Berger è quindi fondamentale non presentare la biodiversità solo come una storia di declino: «La biodiversità è il nostro fondamento vitale». La tutela delle specie e degli habitat non è fine a sé stessa. Acqua pulita, suoli fertili, impollinazione e spazi ricreativi sono servizi forniti dalla natura, dai quali dipendono anche l'alimentazione, la salute e il benessere degli esseri umani.

