
Parte oggi ufficialmente la nuova campagna «Love Life» dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) destinata in particolare ai giovani dai 16 ai 26 anni.
La campagna è parte integrante del Programma nazionale «Stop all'HIV, ai virus dell'epatite B e dell'epatite C e alle infezioni sessualmente trasmesse» (NAPS) adottata dal Consiglio federale nel 2023 e in vigore dall'anno seguente. Con questa azione si vuole sensibilizzare la popolazione dando informazioni mirate sul sesso sicuro e sul mantenimento della salute sessuale.
Adolescenti e giovani adulti
Ogni anno in Svizzera circa 90 mila giovani vivono le loro prime esperienze sessuali. In questa fase, prendono decisioni importanti per la propria salute sessuale e alcuni di loro rientrano, già in giovane età, nei gruppi di popolazione più esposti al rischio di contrarre l'Aids o altre infezioni sessualmente trasmissibili, ha affermato Anne Lévy, direttrice dell'UFSP.
La campagna integra le nozioni apprese a scuola sul sesso sicuro. Al centro vi è la realtà quotidiana dei giovani che vengono raggiunti utilizzando il loro linguaggio e i canali che frequentano, in particolare i social media, ha aggiunto Lévy. Mediante video podcast e brevi filmati, vengono informati sulla tutela della salute. I giovani possono anche porre domande (online e offline), esprimere le proprie esigenze e approfondire temi di loro interesse.
Tra le iniziative previste figura, tra l'altro, un «Safer-Sex-Check» sul sito lovelive.ch. L'obiettivo non è solo quello di diffondere informazioni sulle misure di protezione, come l'uso del preservativo, ma anche di valutare i rischi e prendere in considerazione l'esecuzione di test per impedire l'eventuale diffusione delle malattie.
Lavoro pioneristico
Stando ad Anne Lévy, direttrice dell'UFSP, la Confederazione ha svolto un lavoro pionieristico e ottenuto risultati significativi soprattutto nel campo delle infezioni da Aids. Tuttavia, ogni anno si registrano ancora diverse centinaia di nuovi casi. Parham Sendi, responsabile del dipartimento Malattie trasmissibili in seno all'UFSP, ha stimato che il numero si aggiri tra i 350 e i 390 casi. Sebbene l'Aids non rappresenti più una condanna a morte, comporta comunque un trattamento farmacologico per tutta la vita con costi elevati, ha sottolineato Lévy.
I dati relativi alle infezioni da epatite B e C sono stati definiti stabili o in calo. Lo stesso vale per i casi di sifilide; nel 2025 ne sono stati segnalati 1'165. I casi segnalati di clamidia e gonorrea (nota anche come «scolo») è invece aumentato dall'inizio della pandemia di Covid: nel 2025 sono state registrate 12'707 segnalazioni di clamidia e 6'894 di gonorrea. Tale incremento, ha precisato Sendi, potrebbe anche essere dovuto all'aumento dei test eseguiti.
Lo spauracchio dell'Aids
Le campagne nazionali contro l'Aids sono state avviate nel 1987. A differenza degli anni precedenti, l'attuale campagna punta meno su messaggi di forte impatto.
Alcune delle iniziative precedenti avevano suscitato reazioni controverse poiché erano state considerate troppo volgari o provocatorie. Tra le più famose figurano la campagna del 1996 con lo slogan «Senza quel coso, niente sesso».

