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Sicurezza informatica
Agenti segreti ed ex consiglieri federali sotto cyberattacco, Regazzi: "Sono allibito, non abbiamo mezzi e competenze"
Redazione
un'ora fa
Il senatore e membro della Commissione sicurezza intende affrontare politicamente l'attacco hacker ai danni della Confederazione. "Dobbiamo capire come sia stato possibile". L'esperto Alessandro Trivilini: "Gli hacker sfruttano tutti i punti vulnerabili".

Funzionari, magistrati, persino ex consiglieri federali e agenti speciali. Come rivelato oggi dal Tages Anzeiger, sono centomila le potenziali vittime del cyberattacco ai danni anche della Confederazione. Indiscrezioni giornalistiche parlano senza mezzi termini di sicurezza del paese a rischio. «Sono allibito, non abbiamo mezzi e competenze per affrontare questi attacchi» sbotta il senatore Fabio Regazzi che già la settimana prossima intende parlane in Commissione sicurezza. «Potremmo anche chiedere di sentire qualcuno che si occupa di questi temi all'interno della Confederazione soprattutto per capire come sia stato possibile e cosa si può fare per rimediare. Anche se penso che i buoi siano ormai fuori dalla stalla».

Sicurezza del paese a rischio

Secondo indiscrezioni del SonntagsBlick, lo stesso Governo svizzero è in allarme. Preoccupano in particolare proprio le possibili conseguenze a livello di sicurezza, visto il furto di dati sensibili, e l’incolumità degli agenti segreti all’estero. Per capire come sia stato possibile per un gruppo di hacker noto come Akira colpire al cuore le istituzioni, abbiamo interpellato l’esperto di sicurezza e informatica  forense Alessandro Trivilini. «Tecnicamente è possibile: anche la Confederazione è fatta di umani che potrebbero avere dei punti vulnerabili nell'uso della tecnologia. Non tanto quando sono a lavoro ma nel privato: un tablet o un telefono non aggiornati potrebbero portare questi criminali a inseguire queste persone per inserirsi nelle infrastrutture critiche». 

"Svizzera sempre in ritardo"

Un episodio che a detta di entrambi dimostra ancora una volta la necessità di una seria presa a carico da parte delle autorità. Anche perché, spiega ancora Trivilini, la criminalità informatica si struttura su più livelli. Si comincia con il ricatto alle vittime per la restituzione dei dati per poi passare al phishing con la ricostruzione di email e lettere credibili; infine i dati vengono rivenduti nel dark web. A questo punto la domanda sorge spontanea: le istituzioni svizzere hanno le competenze e i mezzi per affrontare una cybercriminalità sempre più sofisticata? No, secondo Regazzi. «Siamo sempre in ritardo», chiosa. «Occorre preparare le persone perché questi attacchi, anche con l'intelligenza artificiale, diventeranno sempre più efficaci», conclude Trivilini.