
Aumento dell'età di pensionamento delle donne a 65 anni, possibilità di anticipare o ritardare la riscossione della rendita di vecchiaia e incremento di 0,7 punti percentuali dell'IVA: sono i punti principali del messaggio sulla riforma AVS 21, adottato oggi dal Consiglio federale.
Sarà probabilmente il nuovo Parlamento a discutere il progetto, ma l'ultima parola spetterà comunque al popolo visto che l'incremento dell'IVA comporta una modifica costituzionale.
Una riforma dell'AVS è "urgente e necessaria", secondo il governo. Con l'approvazione in votazione popolare della Riforma fiscale e il finanziamento dell'AVS (RFFA), lo scorso maggio, il popolo ha accettato l'idea di aumentare i contributi e la partecipazione finanziaria della Confederazione all'assicurazione vecchiaia, ma queste misure non sono sufficienti a stabilizzare i conti. Mancano ancora 26 miliardi per garantire il livello delle rendite e l'equilibrio finanziario "di questa assicurazione fondamentale per la popolazione svizzera fino al 2030". Questa somma sarà sbloccata grazie a tre misure.
In primo luogo l'età di pensionamento delle donne salirà progressivamente da 64 a 65 anni: chi è nata nel 1958 andrà in pensione ancora a 64 anni, poi l'età aumenterà progressivamente di 3 mesi ogni anno e a partire dalla classe 1962 l'età sarà fissata a 65 anni. Per attenuare gli effetti negativi per le donne nate fra il 1959 e il 1967 sono previste alcune compensazioni: chi ha un reddito annuo interiore ai 56'880 franchi potrà andare in pensione a 64 anni senza subire alcuna riduzione della rendita, per le altre la riduzione sarà del 2% invece che del 4%.
Le donne che riscuoteranno la rendita a 65 anni riceveranno un importo superiore se il loro reddito annuo medio determinante è compreso tra 14'221 e 85'319 franchi. A beneficiare maggiormente di questa misura saranno le lavoratrici con un reddito di 42'660 franchi che riceveranno 163 franchi in più di pensione.
Sarà inoltre possibile per tutti anticipare o rinviare la totalità o una parte della rendita tra i 62 e i 70 anni, anche nella previdenza professionale. Gli uomini dunque potranno andare in prepensionamento un anno prima rispetto alla situazione attuale (63 anni). Le persone che rimarranno attive anche oltre i 65 anni riceveranno una rendita superiore visto che versano contributi più a lungo. Il sistema, spiega il governo, sarà più flessibile rispetto alla situazione attuale perché sarà possibile anticipare il pensionamento calcolandolo in mesi, inoltre si potrà decidere di anticipare o rinviare solo una percentuale della rendita e continuare a lavorare a tempo parziale. Il Consiglio federale riesaminerà ogni dieci anni i calcoli per determinare le riduzioni o gli aumenti delle rendite AVS tenendo conto dell'incremento della speranza di vita.
Oltre alle misure riguardanti gli assicurati, la riforma prevede di maggiorare l'IVA di 0,7 punti percentuali. L'introito verrà interamente attribuito al Fondo di compensazione AVS permettendogli così di raggiungere un grado di copertura sufficiente. L'aumento, che verrà effettuato in una sola tappa al momento dell'entrata in vigore della riforma, comporta una modifica della Costituzione ed è quindi sottoposto a referendum obbligatorio. Il popolo sarà dunque chiamato ad esprimersi almeno su questo punto.
Il progetto che uscirà dal Parlamento potrà essere oggetto anche di un referendum facoltativo. In base ai piani del Consiglio federale la riforma dovrebbe entrare in vigore il primo gennaio 2022, ma tutto "dipenderà tuttavia dalla durata delle deliberazioni parlamentari e dalla data della votazione popolare".
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